
Recensione del nuovo CD di Guthrie Govan, Marco Minneman e Bryan Beller: The Aristocrats
Gli Aritocrats sono: Guthrie Govan - chitarra (Asia/GPS, Dizzee Rascal) Bryan Beller - basso (Steve Vai, Dethklok, Mike Keneally), e Marco Minnemann - batteria (Adrian Belew, UKZ,vNecrophagist)
I tre "monster player" hanno iniziato a suonare insieme quasi per caso durante lo scorso Winter Namm. La gig andò così bene che sorprese sia il pubblico sia i tre musicisti. "L'alchimia era così grande" - disse Govan - "che quando ci siamo trovati giù dal palco ci siamo detti: "Funziona. Dobbiamo registrare"
A sentire il CD, tre brani a testa per ciascun musicista, si rimane effettivamente molto sorpresi. Vengono in mente le parole: alchimia, interplay, groove, dinamica. Eh sì perchè la prorompente bravura e lo straordinario virtuosismo dei musicisti sono incredibilmente presenti per dare forza e spessore ad ogni brano dell'album.
Ogni composizione è stata pensata per valorizzare le caratteristiche perculiari di ognuno dei tre musicisti, spesso scritte da uno per valorizzare le caratteristiche dell'altro. I registri musicali sui quali si muovono i tre Aristocrats spaziano dalla Fusion al Prog, al metal, al Jazz, a "canoni" zappiani. Da brani scatenatissimi a ballad d'atmosfera. Il suono del disco è molto immediato, l'atmosfera è quella del "live in studio", poche sovrincisioni, molto interplay!
Guthrie Govan è davvero in una forma strepitosa, è molto "musicale", molto dentro i brani, direi quasi "maturato" dal suo disco di esordio (Erotic Cakes 2006) dà un sostegno ritmico continuo, trovando spazio tra i due micidiali compagni di avventura, in particolare Marco Minnemann, il cui drumming è assolutamente sbalorditivo.
Nei soli è, come al solito, torrenziale, sebbene nel suo caso la velocità non incida mai sull'udibilità di ogni singola nota. E' come se il linguaggio chitarristico con Govan si fosse spostato ad un livello superiore. Guthrie ha imparato alla perfezione lo stile e l'approccio allo strumento della quasi totalità dei chitarristi che lo hanno preceduto (http://youtu.be/EUXk2ZrgcQM), e ha trasformato questo patrimonio tecnico pressochè unico in uno stile forte, originale, molto presonale e...praticamente impossibile da emulare, anche solo in parte!!
Molto bello l'inizio (Boing..), con i suoni della band inscatolati per un paio di minuti fino all'arrivo di un potentissimo e velocissimo groove, che si trasforma in atmosfere molto care al grande Frank Zappa. Altrettanto bella per liricità e contemporaneamente cattiveria "Bad Asteroid" (già incisa da Govan) e la superlativa e ipnotica "Get it Like That", con solo di Minnemann da paura nel finale. Atmosfere quasi latine per "Furtive Jack", complessa e articolata Flatlands, unica ballad del CD, energergetiche "See you next Tuesday", "I want a Parrot" e la dissaccrante e velocissima "Blues fucker".
Diciamo che però nessuno dei brani inizia e finisce su un unico registro musicale, c'è molta varietà, molto "gioco" di parti, suoni e atmosfere, in cui è soprattutto la chitarra di Govan a vestirsi in un modo o nell'altro (da sonorità fat jazz al fuzz in spesso in poche battute).
E' il primo disco chitarristico che, da qualche anno a questa parte, mi ha fatto sobbalzare sulla sedia..tanta originalità davvero...anche dopo parecchi ascolti lo trovo molto gradevole con sfumature ancora da scoprire. Se fosse il disco solista di un chitarrista avrei detto: Ecco come si fa un GRANDE disco chitarristico, ma è un disco di gruppo e come tale lo voglio considerare...un GRANDE disco di gruppo :-)
ALBUM PREVIEW: http://soundcloud.com/thearistocratsband/aristocrats-preview-1
ANNO: 2011
USCITA: 13 Settembre
TRACKLIST
1. Boing!… I’m In The Back 4:59?
2. Sweaty Knockers 8:09
3. Bad Asteroid 5:53?
4. Get It Like That 7:46?
5. Furtive Jack 6:52?
6. I Want A Parrot 9:58?
7. See You Next Tuesday 4:32?
8. Blues Fuckers 4:59?
9. Flatlands 7:13
LINKS
http://the-aristocrats-band.com/
http://twitter.com/#!/acratsband
http://www.facebook.com/aristocratsband
http://www.youtube.com/aristocratsbandboing


Commenti
Mentre questo disco mi ha lasciato un po' così, impassibile, alterna momenti di staticità, a volte anche un po' noiosi, a momenti di smanettamenti comunque un po' vuoti a livello melodico o armonico.
Che dire, sono rimasto un po' a bocca asciutta questa volta!
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