Alex Lifeson

Alex Lifeson,traduzione inglese del nome di chiara origine slava Alexander Zivojinovic,?il chitarrista e il principale compositore(insieme al bassista-cantante Geddy Lee)dei Rush,grandissima band canadese che,in trent’anni di carriera, ha influenzato, con la sua particolare concezione di musica hard progressiva,innumerevoligruppi rock e metal(Dream Theater in testa).Lifeson ?un chitarrista dalle radici hard-blues(evidenti ad inizio carriera le influenze di band come Who, Cream, Blue Cheer,non a caso omaggiate nell’ep “Feedback” uscito nel 2004,e,soprattutto,dei Led Zeppelin)che ha sviluppato nel tempo uno stile molto personale fatto di riff incisivi,armonie complesse e mai banali e cambi di tempo mozzafiato;il suo fraseggio ?sovente impreziosito da passaggi vicini al jazz ed alla fusion(ascoltatevi con attenzione gli splendidi strumentali “La Villa Strangiato” su “Hemispheres” del 1978 e “YYZ” da “Moving Pictures” del 1981),da momenti vagamente esotici,orientaleggiantioppure di stampo reggae/new wave(esempi si trovano in “A Passage To Bangkock” da “2112” del 1976,”Territories” da “Power Windows” del 1985,”Vital Signs” da “Moving Pictures”del 1981)e da inserti acustici di grande gusto ed eleganza(vedi gli incipit di pezzi come “A Farewell To Kings” dall’omonimo album del 1977 o “The Trees” da “Hemispheres” del 1978,o i break centrali di “How It Is” ed “Earthshine” da “Vapor Trails” del 2002).La pi?grande qualit?di Lifeson risiede nel fatto che lo strumentista canadese,pur essendo un virtuoso straordinario,privilegiasempre l’efficacia nella costruzione dell’architettura del brano(fase nella quale ?altrettanto magistrale)rispetto alle esibizioni di tecnica fini a s?stesse(dote rara in un mondo di egocentrici come quello della chitarra):nondimeno i suoi interventi solistici sono quanto di pi?graffiante,colto ed originale si possa ascoltare in brani rock(definizione che,peraltro,sta stretta alla musica “totale” dei Rush),con un dono della sintesi ed una calibratura nella scelta delle note che fanno subito capire di essere di fronte ad un talento di caratura decisamente superiore.Sempre propenso a sperimentare nuove sonorit?tanto da non essere identificabile con una chitarra in particolare:chi ha avuto la fortuna di ammirarlo dal vivo si ?reso conto di come cambi strumento praticamente ad ogno pezzo!)?un artista tuttora in costante evoluzione, in un percorso che ha pochi eguali nella storia dei chitarristi(e delle band)rock:partito infatti,come ricordato,da un background zeppeliniano(nei primi due dischi “Rush” del 1974 e “Fly By Night” del 1975)?passato in seguito attraverso l’hard-progressive di capolavori quali “2112”(1976),”A Farewell To Kings”(1977),”Hemispheres”(1978),”Permanent Waves”(1980),”Moving Pictures”(1981),stemperato gradualmente nello space-rock di matrice elettronica degli anni ottanta(con gioielli come “Signals” del 1982,”Grace Under Pressure” del 1984,”Hold Your Fire”del 1987),per lambire infine, nel decennio successivo,in un ritorno alle radici “hard”,il metal pi?sofisticato in altri grandi dischi come “Counterparts”del 1993 e “Test For Echo” del 1996.L’ultima fatica in studio,che rappresenta un ulteriore passo avanti in questa direzione,?il meraviglioso “Vapor Trails” del 2002,opera nella quale Lifeson offre una “summa” del proprio modo di concepire il variegato spettro sonoro del proprio strumento,creando un groove modernissimo e cangiante, tra emozionanti chiaroscuri,momenti aggressivi che si compenetrano con altri pi?delicati tratteggiando atmosfere di grande impatto emotivo,echi di sottofondo e parti solistiche in secondo piano ma preziose nel completare il quadro d’assieme;l’intento di sostituire con la chitarra le parti una volta destinate alle tastiere riesce alla perfezione, grazie anche alle numerose sovraincisioni,con un risultato ancora pi?convincente in termini di feeling:l’ennesima prova da premio Oscar di questo straordinario musicista.Segnaliamo anche un cd solista pubblicato da Lifeson nel 1996 con lo pseudonimo “Victor”,nel quale si ?avvalso di ospiti del calibro di Les Claypool dei Primus,Lisa Dalbello e il cantante dei connazionali I Mother Earth, Edwin;lo stile di questo lavoro ricalca in parte quello del Lifeson dei Rush,infatti spazia tra pezzi quasi inclini ad un metal piuttosto oscuro, cavalcate strumentali intrise di classe cristallina e momenti pi?surreali, “sospesi” ed elettronici(con l’ausilio del figlio Adrian,anch’egli musicista).In conclusione consiglio, per chi vuole farsi un idea del chitarrismo di Lifeson e non sa da dove iniziare,di ascoltare uno dei live pubblicati dai Rush (particolarmente indicato il bellissimo triplo “Different Stages” del 1998,una carrellata esauriente sulle diverse anime della band)oppure di godersi il dvd “Rush In Rio” del 2003(che prevede tra l’altro,negli extra,la possibilit?di seguire Lifeson con una telecamera personalizzata mentre esegue tre pezzi).