Allan Holdsworth

L'”alieno” Allan Holdsworth ha lasciato prematuramente questo pianeta il 16 Aprile 2017, all’età di 70 anni. Scompare uno dei capostipiti della chitarra moderna, una delle radici dalle quali è nato e si è sviluppato lo strumento.

Allan Holdsworth ha preso la chitarra elettrica così come l’aveva lasciata Jimy Hendrix e l’ha fatta evolvere su un percorso completamente diverso. Quasi tutti i chitarristi hanno influenze che partono da Hendrix. Holdsworth No! E’ l’unico a potere essere considerato un caposcuola, proprio come Hendrix. Ad un certo punto della storia della chitarra moderna è apparso qualcuno che ne ha completamente ridefinito le regole, che ha mostrato al mondo intero in quale modo, molto più avanzato, si potesse suonare lo strumento. Game over, si inizia a suonare davvero! Dal punto di vista chitarristico si può dire che Allan Holdsworth non ha seguito alcun modello, non ha alcuna “radice” chitarristica a cui fare riferimento. Nè dal punto di vista musicale, nè dal punto di vista tecnico, nè dal punto di vista del suono. Un UNICUM, un autentico patrimonio artistico!

Allan Holdsworth ha anticipato i “tempi” chitarristici e musicali di almeno 30 anni. Ciò che faceva negli anni 80 è considerato rivoluzionario oggi. Sicuramente dai chitarristi ma ancora di più dall’ascoltatore non chitarrista, che spesso ignora anche solo l’esistenza di un simile musicista. Allan è stato rivoluzionario nelle composizioni, nella tecnica chitarristica, nello sviluppo degli accordi, nella ricerca del suono, nella sperimentazione elettronica.

In uno dei primi lavori di Allan, l’album “Road Games” del 1984, nelle note di copertina compare una frase che va assolutamente letta dopo avere ascoltato il disco.  Rimarrete a bocca aperta!

Qualche anno dopo i Sintetizzatori entrano massicciamente nell’universo sonoro di Allan, ma suonati da lui tramite un controller MIDI allora rivoluzionario, di concezione davvero futuristica: Il SYNTHAXE (vedi qui). Non fu l’unico ad utilizzare il Synthaxe ma nessuno al mondo seppe tirare fuori le meraviglie di Allan (per avere un’idea, gli interi Album “Atavachron” e “Sand“)

Mai visto Allan suonare una chitarra “tradizionale”, mai visto suonare una chitarra in modo tradizionale. A partire dalla prima AH10, che ancora ricordava una chitarra stratoforme, Allan ha usato intensivamente Steinberger e molti strumenti di liuteria quasi sperimentale. Corpi molto piccoli, headless, un unico pickup, tastiere lunghe, chitarre baritone. In anni recenti molte soluzioni le dovette pensare per compensare l’assenza del Synthaxe, non più prodotto dopo gli anni 80 e di difficile manutenzione, soprattutto in tour. Il tutto per avvicinarsi il più possibile ad un suono morbido, fluido, con pochissimo attacco, in grado di restituire più la sonorità del fiato che quella della corda. E, per le parti ritmiche e le armonizzazioni, via del tutto l’attacco tramite pedale del volume e lavoro sapiente di delay e pitch shifting/modulation! Ad oggi uno dei suoi marchi di fabbrica più imitati!

Lo stesso obiettivo che Allan cerca di perseguire per tutta la vita, costruendo dal nulla e perfezionando nel tempo una tecnica esecutiva unica, originalissima, basata tantissimo sul legato, sulla continua ricerca di fluidità: 4 dita per corda, l’uso intelligentissimo dello string skipping, la plettrata leggerissima e comunque “nascosta” dai setting di ampli e effetti. Risultato: un playing torrenziale, una velocità sul manico per molti anni oggetto di disperazione per tutti i chitarristi! Questo da solo potrebbe anche bastare ma c’è molto di più, perchè Allan ha saputo fondere il suo playing stratosferico con composizioni e armonie stupefacenti: dal tonale al modale, dal politonale fino all’outside playing, Allan è stato un improvvisatore eccelso, come Charlie Parker o John Coltrane (questi sì suoi punti di riferimento). Come ha detto recentemente Frank Gambale, suo grande ammiratore: “He could play through ANY chords, even 10 chords a bar like a hot knife through butter”. In più, soprattutto nei primi anni, un lirismo ed un senso della melodia davvero fuori dal comune. Ho sempre adorato l’uso innovativo della leva, abbassata prima di prendere la nota o alzata su note discendenti, vibrato sempre profondo a sottolineare la melodia (ascoltare The Un Merry Go round per credere).

Come tutti i grandi improvvisatori, Allan seppe anche circondarsi di grandi musicisti e, cosa ancora più importante, li seppe valorizzare al massimo. Nei dischi e nei live di Allan i musicisti non sono mai dei semplici comprimari. Come disse Jeff Berlin: “su Road Games ho suonato le migliori parti di passo della mia vita” (vedi “Water on the brain Pt.2”). Grandi batteristi si sono cimentati con i brani di Allan: Gary Husband, Chad Wackerman, Vinnie Colaiuta, Virgil Donati, Gary Novak, solo per dirne alcuni. Jimmy Johnson, Jeff Berlin, Dave Carpenter (RIP) e molti altri. Steve Hunt, Gordon Beck al piano e tastiere.

Ed infine, caso più unico che raro nell’universo chitarristico, Allan è stato ammirato come nessun altro dai suoi stessi colleghi: da Eddie Van Halen a Santana, da Neil Schon a John McLauglin, da Malmsteen a Kiko Loureiro, si potrebbe dire che TUTTI i colleghi di Allan avevano di lui una considerazione enorme. Perfino Frank Zappa, che accettava di dividere con lui il batterista Chad Wackerman! E sappiamo quanto fosse geloso dei suoi musicisti, come potè sperimentare lo stesso David Bowie con Adrian Belew.

Uomo di assoluta umiltà, Holdsworth ha mantenuto nel tempo un rigore artistico assoluto. Tanto da rimanere sempre ai margini del music business. Scelte coraggiose, autonomia e indipendenza artistica che hanno portato la fama di Allan molto più in lá delle sue entrate finanziarie. Sempre in bilico tra il suonare e qualche altro mestiere (agli inizi riparatore di biciclette e da sempre biker appassionato), immediatamente dopo la sua scomparsa il mondo è venuto a sapere delle sue condizioni di indigenza. I fan, da ogni angolo del pianeta, hanno raccolto i fondi necessari per il funerale e per supportare la famiglia. Davvero indegno che un simile genio abbia dovuto fare i conti con una situazione del genere.

Conosco questo straordinario musicista da più di 30 anni. La prima volta che ho sentito un suo brano (mi pare fosse Shallow Sea) sono rimasto talmente a bocca aperta che non si è ancora richiusa!  Ho quasi tutti i suoi dischi e mi ritengo fortunato possessore di quella autentica bibbia che è “Reaching for the Uncommon Chord

L’ho visto live una ventina di anni fa e ancora mi rammarico di non averlo potuto incontrare di persona, stringere quelle incredibili manone e rivolgergli quelle domande che ora possono rimanere solo annotate.

Buon viaggio Allan, Atavachron ti sta aspettando!

 

 

  • Anonimo

    Vi segnalo questo ottimo video live del 1997, in cui AH esegue magistralmente uno dei suoi cavalli di battaglia, vale a dire “Letters of Marque”, in trio con l’indimenticato Dave Carpenter al basso e Gary Novak alla batteria (guardate il finale, Novak è strepitoso)

  • Anonimo

    ehm… :confused:

  • Anonimo

    pochi come lui

  • Anonimo

    Per chi abita dalle parti di Milano:

  • andy

    Un genio…glielo dissi e lui mi guardò come se lo stessi prendendo in giro, offeso. I grandi sono grandi anche per la modestia che mostrano. Ed anche un eroe dei nostri tempi, ha deciso di non prostituirsi al mercato della musica, assumendosi le sue responsabilità, mettendo quindi la libertà intellettuale prima di ogni altra cosa.