David Torn

David Torn esordisce come solista agli inizi degli anni ’80 con l’affascinante e ipnotico “Best laid plans”.

Da allora l’evoluzione del suo approccio con la chitarra e con la musica è tutto un crescendo vertiginoso ed inarrestabile.

Dai ritmi convulsivi ed etnici del sopraccitato disco (ancora impregnato del free jazz metropolitano degli Everyman Band – vedasi il loro omonimo vinile ECM) in cui alla sobrietà strumentistica (si tratta di dialoghi per chitarra e percussioni di G. Gordon) si affianca la complessità e la tortuosità delle evoluzioni melodiche, si passa, nell’arco di pochi anni all’apollineo album “Cloud about mercury”.

Si tratta di un lavoro eccezionale, perfetto nella commistione di atmosfere orientali (si ascoltino i due Suyafu, brevissimi quadretti dal raffinato gusto giapponese) ed elettriche occidentali, tra progressive e jazz, in cui la tecnica del loop troneggia applicata tanto alla chitarra di Torn, quanto all’indiavolata e acidissima tromba di Isham e alle percussioni elettroniche di Bruford. Tale magistrale lavoro (germe dei futuri B.L.U.E), sarà seguito da “Door X” un album di apparente disimpegno.

Targato Windam Hill, non è per nulla avvicinabile alla new age come molti hanno cercato di fare: si tratta infatti di un disco costituito da svariati episodi, dalle ballate per chitarra (“Diamond mansion” in primis), al prog-jazz della seconda traccia, “Lion of Boaz”, all’intrigante tributo a Hendrix (“Voodoo Child”). “Door X” e la sua orecchiabilità sarà poi spazzato via, verso la metà degli anni ’90 da quello che costituisce il secondo capolavoro del Torn: a fare da spartiacque l’episodio del tumore al cervello che rese Torn parzialmente sordo, aprendogli nuove “vie” di composizione e manipolazione sonora.

Stiamo parlando di “What means solid, traveller?”, in cui la chitarra si fa irriconoscibile, distorta, anzi, devastata dalla strumentazione informatica, mentre la tecnica del loop raggiunge vette altissime quanto a complessità di intrecci ed evoluzioni in tempo reale (ne nascono le textures chitarristiche, capaci ad un tempo di essere tappeto sonoro – frippertronics – e, strappate alla fissità del loop, di evolversi e adattarsi alle esigenze del caso come veri organismi viventi (vedasi l’ultima traccia del disco). La sezione ritmica si dis-umanizza e tende alla techno e alla trance.

Il progetto “Splattercell” si può già intravedere all’orizzonte, anticipato da “Tripping over God” (disco dove la precedente sperimentazione – per due volte riconosciuta a livello mondiale – viene integrata dall’ardita e riuscitissima implosione del microfono della prima traccia e dalle atmosfere etno e dal blues dei restanti brani) e dall’alieno “GTR OBLQ” (live di fine anni ‘90 assieme a Vernon Reid ed Elliot Sharp, alieno nelle sonorità, alienante nelle melodie, un intreccio di stili e visioni musicali talmente perverso – obliquo appunto – da far impallidire i famigerati G3).

Con “OAH” (primi anni del XXIesimo secolo) Torn raggiunge la terza fase della propria carriera di musicista, incarnandosi nella creatura umanoide “Splattercell”, computer che gioca con fonti sonore concrete piegandole al suo volere e che è in grado di collaborare con jazzisti dalla visionaria “anarchia” quali Tim Berne, Marc Ducret e Tom Raney dando vita ai lavori “Souls saved hear” dei Big Satan e a “The sevens”. In attesa dell’Album “Presenz”, ad oggi, nel 2006, Torn si presenta come uno dei più completi chitarristi mondiali, se non addirittura il più versatile e innovatore.

inserito da Davide P.

Uno dei chitarrsiti più “visionari” sulla scena, ha saputo costruire uno stile originalissimo, in cui è fondamentale la capacità di costruire armonie originalissime, sia dal punto di vista dei suoni che delle scelte armoniche. Grande sperto di sound processing, ha sperimentato la costruzione di loop sonori ottenuti dilatando in modo inimmaginabile i ritardi ed i riverberi anche fino a qualche minuto.Chitarrista solita vigoroso, si è sempre distinto per un uso “sovrumano” della leva del vibrato...Redazione

  • Anonimo

    Definirlo solo un chitarrista e molto riduttivo.