Jeff Beck – Monografia

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24 Giugno 1944, Wallington, Surrey, Inghilterra, nasce Jeffrey Arnold Beck (alias Jeff Beck), uno dei più grandi interpreti della chitarra elettrica del secolo appena trascorso, precursore e ispiratore di un movimento che giunge oggi a noi con chitarristi del calibro di Steve Vai e Joe Satriani.

Jeff Beck ha saputo creare uno stile e un linguaggio che solo Hendrix seppe a suo tempo raggiungere, pur riuscendo sempre a sfuggire all’occhio dei media e dello spettacolo di massa per rimanere in un ambiente di soli appassionati. Sotto la spinta dei genitori a 8 anni il giovane Beck inizia a suonare il pianoforte, ma nonostante l’iniziale costanza presto abbandona per dedicarsi allo studio del violino. Neanche questo strumento sembra però andare a genio al piccolo Jeff che improvvisamente all’età di 13 anni viene colto da mistica ispirazione e decide di costruirsi la sua chitarra elettrica, colorandola di giallo e modificando una vecchia radio per usarla come amplificatore.

All’età di 15 anni comincia a suonare in un gruppo, i Deltones, coverband degli Shadow, famosa band inglese. Nel 62, esattamente tre anni dopo entra nei Tridents, ma la sua permanenza dura ben poco, infatti suonando nei vari locali viene a contatto con molti musicisti tra cui Jimmy Page, che all’epoca suonava nei Neil Christian & The Crusaders, e che si dice abbia contribuito non poco al fatto che nel ’65 il ventunenne Jeff entrasse al posto di Eric Clapton negli Yardbirds (grazie anche alla considerevole spinta di Lord Sutch).

Infatti inizialmente l’intenzione era quella di sostituire Clapton con Page, il quale rifiutò cedendo così il posto al nuovo promettente chitarrista. Così la band cominciò a esibirsi per l’europa (facendo tappa anche a Sanremo nel ’66, senza però ricevere alcun riconoscimento e ricavando davvero una cattiva impressione da uno spettacolo dove “si giudica per lo show e non per la musica”). Proprio in questi anni Hendrix dichiara che Jeff Beck è il miglior chitarrista in Inghilterra. Presto però viene affiancato da Page che con un cambiamento di piani si propone per il ruolo precedentemente rifiutato. Nel 67 Beck esce dal gruppo, e lascia Page che avrebbe, da lì a poco, formato quelli che poi sarebbero diventati i Led Zeppelin..

Ma pochi sanno che in quel lasso di tempo Page, Beck, un session-man di nome John Paul Jones e Keith Moon (che si dice pensasse di separarsi dagli Who) si erano ritrovati per incidere un pezzo composto proprio da Page di nome Beck’s Bolero, dando vita ad una sorta di proto-LedZeppelin.
Ma la storia ha voluto che Beck si trovasse con Ron Wood (basso), Mick Waller (batteria) e Rod Stewart (voce) e desse vita al suo gruppo solista mentre Page, J.P.Jones, Bohman e Plant creavano quelli che sarebbero diventati i Led Zeppelin così come li conosciamo.

Tra le altre ci sono alcune curiose corrispondenze tra Truth, il primo disco di Jeff Beck e Led Zeppelin I, che oltre ad uno stile hanno in comune anche la cover di You Shook Me di Willie Dixon, e un certo “spirito”…probabilmente la miglior organizzazione e il carisma degli Zeps ha vinto sul pubblico e così oggi molti si ricordano il mitico Led Zeppelin I ma pochi altri invece ricordano questo Truth, che è comunque uno dei dischi che hanno fatto la storia del rock.

Nel ’69 al disco succede Beck-Ola (con Tony Newman alla batteria), già meno indirizzato alla massa ma comunque di notevole spessore, che inizialmente doveva chiamarsi “Cosa Nostra Beck-Ola”. Alla casa discografica il nome non piacque e il titolo così venne cambiato in Beck-Ola (Beckola era il soprannome di Jeff all’epoca datogli da Peter Grant).

A questo punto Rod Stewart lascia il gruppo per dedicarsi alla fama e alla gloria e J.B. decide di creare un nuovo gruppo con Carmine Appice e Tim Bogert dei Vanilla Fudge ma i suoi piani vengono spazzati via da un grave incidente d’auto nel ’70 (dove si procurò la cicatrice al naso) che lo costringe ad un ricovero di 3 mesi all’ospedale di West Kent.

Uscito dall’ospedale si vocifera abbia fatto alcune session con Page, Plant e Cozy Powell, per poi dedicarsi alla creazione del nuovo Jeff Beck Group. Così nel ’71 Max Middleton (tastiere), Cozy Powell (batteria), Clive Chaman (basso) e Bobby Tench (voce) sotto il nome di Jeff Beck Group registrano Rough and Ready e subito dopo nel ’72 il disco omonimo.

Snobbato da molti Jeff Beck Group è in realtà un disco davvero bello dove la classe di Jeff non manca mai e trova sempre degno supporto da parte della band. Ora Jeff ha occasione di suonare con Bogert e Appice che dopo album da studio e un live rilasciato in Giappone, di cui in Europa e in America non si è vista ombra, il gruppo si scioglie prima di dare vita ad un ultimo lavoro che rimane incompiuto (il manager di Jeff lo chiamava “Ine Cline Rock Musiq”, e se ne sa davvero poco).

Intanto nel ’75 un gruppo sconosciuto, i Rolling Stones 🙂 , dopo alcune session con Jeff decidono di prederlo come chitarrista fisso, ma a causa di un malinteso il chitarrista non accetta, e, dopo essersi reso conto dell’errore, si ritira per incidere il lavoro che nello stesso anno verrà alla luce con il titolo di Blow By Blow. L’abum è un capolavoro, un disco Rock-Fusion di primissimo livello che mostra le incredibili doti di Jeff (durante il tour nella data di Miami il gruppo suona con la band di Tommy Bolin, che la sera stessa muore per overdose, davvero un brutta perdita per il mondo del rock). L’anno dopo grazie alla collaborazione con Jan Hammer (Mahavishnu Orchestra) nasce Wired, considerato da molti come il capolavoro di Beck, un disco che segue le orme del suo predecessore pur rimanendo tanto originale quanto bello.

Così parte un tour a due gruppi, quello di Beck e quello di Hammer che girano un po’ il mondo, e il tutto viene documentato nel live del ’77 “With The Jan Hammer Group Live”. Alla conclusione delle date stabilite i gruppi si ritirano per un breve periodo, fino all’uscita di There and Back, che vede ancora la collaborazione con Hammer, anche se questa volta il lavoro non è ai livelli dei precedenti. Negli anni ’80 beck si ritira quasi completamente dalla scena, dedicandosi al suo hobby principale, le automobili.

Così passano gli anni e a parte qualche comparsa assieme a Plant e JPJ, Tina Turner, qualche session con Mick Jagger e Jan Hammer, e un disco modesto come Flash nell ’85, Beck si vede di rado. Nell’89 però esce Jeff Beck’s Guitar Shop, e ancora una volta il guitar hero stupisce per l’abilità con cui mescola stili e suoni davvero difficili rendendoli come fossero la cosa più facile di questo mondo. In questo disco tra l’altro lo accompagnano nientepopodimeno che Terry Bozzio e Tony Hymas, che si sa, sono una garanzia.

Nel tour un’altro simpatico personaggio della scena Blues lo accompagna, il suo nome era Stevie Ray Vaughan, e che sia una leggenda non è una novità. Beck si ritira ancora. Nel ’93 esce Crazy Legs, un tributo a Gene Vincent, un disco rock n’ roll ben diverso da ciò a cui il caro Jeff ci aveva abituati, così il tempo passa ancora fino al ’99, anno di pubblicazione di Who Else?, ennesima rivoluzione nello stile del chitarrista. Jeff dichiara di essere stato colpito dai nuovi gruppi della scena elettronica (tra cui cita i Prodigy) e di aver provato a incidere qualcosa con queste nuove influenze.

 

Tratto da un’intervista di qualche anno fa: “Non riesco a resistere quando entro in un locale con queste nuove basi ritmiche nell’aria, mi verrebbe sempre voglia di prendere la mia chitarra e suonarci sopra qualcosa :)”. L’album ha degno successore nel 2001 con You Had It Coming, che ne riprende a tratti lo stile. Dopo molteplici premi, una brillante carriera che dopo più di 30 anni lo vede ancora suonare musica più che attuale, e un’altissima reputazione tra i musicisti dei più svariati generi, Jeff Beck continua nel silenzio a tracciare le strade del rock senza preoccuparsi troppo di chi è rimasto indietro

Discografia :
1968 – Truth
1969 – Beck-Ola
1971 – Rough and Ready
1972 – Jeff Beck Group
1973 – Beck, Bogert & Appice
1974 – Beck, Bogert & Appice Live in Japan
1975 – Blow by Blow
1976 – Wired
1977 – Jeff Beck With the Jan Hammer Group Live
1980 – There and Back
1985 – Flash
1989 – Jeff Beck’s Guitar Shop
1991 – Beckology
1992 – Jeff Beck & Jed Leiber – Frankie’s House
1995 – Best of Beck
1999 – Who Else!
2001 – You Had It Coming
2003 – Jeff
2006 – Live At BB King Blues Club
2007 – Official Bootleg USA ’06

  • Anonimo

    ma che dire saro” di sicuro un mentecato celebrale poiche” dopo 30 anni di ascolto rock , 25 di blues , e purtroppo solo 10 di jazz solo da poco mi sono accorto della meravigliosa grandezza e del suono probabilmente innarivabile della sua grande tecnica.attenzione alle controindicazioni che dal quel casino vi potreste ammalare.