Datemi una Stratocaster, un Marshall e siamo a posto: GuitarList intervista Dodi Battaglia

Ce l’ho fatta!! Ho intervistato uno dei chitarristi italiani a cui sono musicalmente più legato. Uno di quelli che a me, come a tanti chitarristi italiani anche famosi, ha fatto pensare: “SUONA, la chitarra è un grande strumento..studia, la musica sarà sempre con te (come la “forza”)”. Qualche giorno fa ho fatto una lunga ed intensa chiaccherata con Dodi Battaglia. La pubblico integralmente, spontanea come è stata “live”…

FG: Dodi, ho iniziato la recensione del tuo ultimo disco e dicendo che tutti i chitarristi italiani hanno un debito con te, grande o piccolo che sia, e molti hanno iniziato a suonare ascoltandoti..

DB: Bello, bello, grazie!!

FG: .. tra l’altro sul sito io ho avuto tantissimi commenti sul tuo profilo e molti dicono questa cosa, per cui lo dico avendolo testato; un’altra cosa che mi ha sempre colpito è la passione che c’è quando ti si sente suonare, cantare, diciamo più suonare nel nostro caso, proprio la passione per il suonare per la musica; ecco, queste cose, come te le senti.. le senti vicine? Ti tornano?

DB: Beh, intanto dovrei ringraziarti per le parole che hai speso nei miei confronti perché sinceramente se c’è una cosa della quale vado orgoglioso – sai, mi è successo di avere molti riconoscimenti nel corso della mia carriera, sono diventato Cavaliere della Repubblica, ho una stanza invasa di Telegatti, di dischi d’oro e di platino e queste cose qua e di Miglior Chitarrista Europeo, insomma cose molto gratificanti, belle, molto belle, però io sinceramente, che sono un umile e sono un modesto, vi dico che, probabilmente, proprio per quello che hai detto tu prima, se c’è qualcuno che ha imbracciato la chitarra e l’ha fatto in una maniera, come si può dire, italiana, probabilmente è anche grazie a me se qualcuno magari si è avvicinato alla musica con una passione magari simile a quella che ho avuto io da quando ero bambino. Ho cominciato a suonare a cinque anni, nasco fisarmonicista, come approccio alla musica, per cui ho avuto nove anni di incubazione da fisarmonicista prima della grande passione per la chitarra. Credo di aver probabilmente solleticato un sogno, permesso a delle persone di coltivare il sogno della musica, magari di fare della musica non soltanto un diletto serale con gli amici, ma anche una materia di professionalità. E poi la più grande gratificazione per chi ha la passione per la musica come l’ho avuta  fare della musica una professione, un lavoro!

FG: Mi pare che tutto ciò traspaia anche molto bene dal tuo ultimo lavoro e quindi ti volevo chiedere se mi raccontavi un po’ come era nato, come è partito tutto il progetto con Tommy Emmanuel..

DB: Certo, devo dire che questo è un progetto che nasce, contrariamente a molti progetti discografici che nascono per necessità, tour, merchandise, ecc.. Questa cosa nasce da un grande rapporto di stima e di amicizia reciproco che abbiamo con Tommy, coltivato negli anni, ormai da quasi vent’anni, fin dai tempi in cui io, una volta lo sentii suonare al Festival dei Chitarristi che si teneva a Soave dove anch’io partecipavo (Soave Guitar Festival, di Pierpaolo Adda, ndr). Ho detto: “ma questa persona mi sembra una roba straordinaria, un dono di Dio e quindi voglio fare una scommessa, voglio scommettere che questo è così bravo che con una semplice chitarra acustica può aprire i concerti di un gruppo popolare come i Pooh, che non è un’avventura proprio così semplice e né tanto meno scontata – perché insomma, sappiamo bene che, con una chitarra acustica in uno stadio o in un palazzo dello sport, con una semplice chitarra acustica, non è così facile”; ecco, diciamo che il nostro rapporto è iniziato lì, poi abbiamo coltivato questo rapporto nel corso degli anni e durante il tuor in cui lui era sul palcoscenico insieme a noi, ci siamo frequentati, siamo stati molto insieme, abbiamo viaggiato insieme e abbiamo condiviso la maniera di fare musica, l’approccio che abbiamo con la musica. Anche lui nasce da una famiglia di musicisti come me, anche lui, se non sbaglio, ha cominciato a quattro/cinque anni, per cui condividiamo questo fuoco bruciante che abbiamo al nostro interno nei confronti della musica. Ogni volta che lui veniva in Italia, ci vedevamo e poi lui fa gli anni il 31 Maggio e io l’1 Giugno, quindi ogni volta abbiamo festeggiato a cavallo i compleanni assieme e poi, sai, succedono sempre delle cose, come spesso accade fra artisti che si dicono “Quand’è che faremo un nostro progetto assieme?”, delle cose che poi rimangono magari sospese per degli anni e non si concretizzano mai.

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Quest’anno, anzi già due anni fa, insieme ai miei colleghi, e amici, Pooh, abbiamo deciso di sospendere il nostro lavoro per un paio di anni per dedicarci a quello che sarà il cinquantenario nel 2016. Allora con Tommy ci siamo detti: “Vediamoci!”. Ci siamo incontrati con l’amico Pierpaolo Adda, e lì ho avuto la bella dimostrazione innanzitutto di grande complessità e grandezza artistica, la dimostrazione che questo disco che poteva sembrare un disco “per addetti ai lavori” o un disco pieno di virtuosismi, di cose per un mercato di nicchia, con l’incontro con Tommy ho avuto proprio la dimostrazione che avrebbe potuto essere un disco che aveva un respiro anche pop, che si vede proprio con una sua canzone alla quale poi io ho messo il testo, come agli altri brani di questo disco. I grandi artisti come Tommy Emmanuel piuttosto che Louis Armstrong non hanno problemi a calarsi nel mondo della musica popolare – quelli che sono un po’ più piccoli, che storcono un poco il naso no, e dicono “Ah ma sì, è un pezzo pop, largamente popolare, non si addice alla mia maniera di fare musica“; per cui in un’unica volta, ci siamo dati due input straordinari, che Tommy, che non c’era bisogno di saperlo, lo facevano una grande persona e un grande artista e che questo disco avrebbe avuto un approccio sì strumentale – tant’è vero che ci sono quattro brani strumentali – però avrebbe avuto proprio un genere, un mood, un clima di fruizione anche da air-playing, insomma, un disco da ascoltare ben volentieri viaggiando in macchina..

FG: La sensazione che ho avuto anch’io nell’ascolto del disco è che si tratti comunque di un’opera ricca, nel senso che è molto suonata, senza necessariamente arrivare al “prodotto di nicchia solo per chitarristi”, che sarebbe stato sicuramente più difficile per una fruizione più generale. Mi ha colpito molto che è molto curato in tutte le parti, in tutti gli strati, dalle acustiche, alle ritmiche, le elettriche, i soli, è veramente curatissimo, e questo ti rende onore, perché non è facile secondo me fare un disco mainstream come questo, sapendo che lo stai facendo anche come chitarrista, o comunque come pezzo di una storia importante della chitarra e della musica italiana.

DB: Ma diciamo che è stato un po’ l’input iniziale di questo progetto che, è vero è di Dodi Battaglia e di Tommy Emmanuel insieme, nel senso che l’abbiamo pensato insieme, l’abbiamo portato avanti insieme, però diciamo che proprio la gestione pratica, Tommy l’ha affidata a me, nel senso che, essendo io in Italia, ho prenotato io lo studio incisione, ho scelto io i musicisti, ho fatto io la scaletta, ho fatto insieme a Danilo Ballo gli arrangiamenti, per cui abbiamo diviso le parti, suddiviso le varie partecipazioni e pesi all’interno di questo disco. E’ proprio con questa chiarezza di idee iniziale che ho portato avanti questo progetto, e sono contento se poi alla fine risulta essere fruibile in questi termini, insomma..

FG: Certo, tra l’altro il disco suona bene..

DB: Ah ecco, quello ci tengo a dirlo perché sai bene che odio – insomma, sarebbe stato molto più facile fare un disco con un po’ di amplificatori dentro, o semplici computer, un programma.. invece qui i termini sono completamente diversi; per registrare questo disco sono stato ad Acquapendente, dove c’è un banco da 750mila euro, per cui, insomma cambia un po’ la musica in questi termini; poi l’altra parte è stata incisa in questo studio fantastico che c’è a Nashville, in Tennessee, dove abita Tommy, dove mi sono recato a fare tutte le parti relative alla chitarra di Tommy e abbiamo suonato insieme. E’  bello Internet, ma delle volte ci sono delle cose che vanno suonate fisicamente e noi lo abbiamo fatto in questo studio di Nashville, che si chiama Blackbird Studios.  Andate a vedere la bellezza di quello studio che è il numero uno a Nashville, oggi sempre più capitale della musica americana. Non è più nè Los Angeles, New York o piuttosto San Francisco, quando c’è bella musica, questa viene fatta a Nashville. Sono davvero orgoglioso di aver lavorato in questi studi. Sono poi ritornato in Italia per compiere la fase del missaggio in questo studio bellissimo con questo banco…insomma, credo che se la fruibilità e il profilo tecnico di questo disco siano alti, sia determinato anche dal dispendio dei macchinari che sono stati utilizzati per realizzarlo.

FG: ..che è un’importanza che si è sempre sentita per quanto riguarda anche la tua produzione con i Pooh. Si è sempre sentita questa enorme cura per il suono complessivo della band, ma anche in particolare per il suono delle tue chitarre che risentendo anche i dischi più indietro nel tempo, suonano sempre bene, assolutamente attuali per il periodo nel quale venivano registrate, quindi è un’attenzione che c’è sempre stata e che probabilmente è pure aumentata

DB: Sai, io poi come approccio, sono uno di quelli che è solito suonare abbastanza “easy”: datemi una Stratocaster, un Marshall e siamo a posto, per cui se magari nella ricerca della microfonatura, degli ambienti, degli effetti, magari quelli nei riverberi, questo tipo di cura del tipo di strumenti coi quali fare i brani ecco, magari quello c’è stato sicuramente più  che l’effettistica dei pedalini, pedaletti e tutte queste robe qua – abbiamo fatto una sfuriata negli anni ottanta-novanta, quando era chiaramente di moda suonare in quel modo..

FG: Hai registrato sempre con Stratocaster?

DB: Dunque, ho prevalentemente registrato con una Stratocaster che mi è stata affidata da Casale Bauer con il quale collaboro da quando suono e che ormai fa parte del mio suono, e sì, prevalentemente sì, con qualche sì, con una Tele, Fender, e con qualche parte di powerona, magari di sottofondo, fatta con qualche Gibson che ho.

FG: E invece acustiche, Maton..?

DB: Dunque, le acustiche sono state prevalentemente fatte dal signor Tommy Manuel perché in questo progetto ci siamo dati dei ruoli, essendo lui il grande Tommy Manuel, che in acustica sembrava in grado di poter fare qualsiasi cosa.. appunto, a lui ho affidato il ruolo di chitarrista acustico e lui prevalentemente sì, usa Maton, però penso che abbia portato altre chitarre, ma devo dire che però che il suo suono è determinato in modo fondamentale dalla sua maniera di suonare.

FG: Io infatti penso che quello che vi distingua come grandi dello strumento sia proprio questo, il fatto di saper prendere uno spunto, un’intuizione, qualcosa che fa parte del proprio bagaglio tecnico e di portarlo dentro la musica. In questo modo poi, quello che uno ha studiato, una cosa della quale uno si è impossessato, riesce a darla agli altri. Infatti, in merito a questo, io proprio volevo andare un attimo indietro, a parlare di influenze, perché in te si sentono sicuramente delle influenze, ma il tuo merito è stato quello di averle portate molto bene dentro la musica pop, e quindi di averle fatte sentire a molte più persone rispetto magari ad un pubblico più “chitarristico”

DB: Io guarda, non ti nego, e sono orgoglioso di avere avuto e di avere delle guiding lights, delle luci guida, nella mia maniera di suonare, cioè non posso non ammettere che nella mia maniera di suonare ci sia un po’ di George Harrison, un po’ di Clapton, un po’ di Jimi Hendrix, un po’ di John McLaughlin, un po’ di Al Di Meola, perché no: sono persone che hanno rivoluzionato l’approccio con lo strumento che io amo così tanto, per cui ho ricevuto da loro tanti input, tante maniere di approccio allo strumento che non stento a riconoscerne non dico la paternità, ma insomma l’affiancamento, l’intuizione, per cui ben volentieri, insomma, sono grandi che hanno fatto parte di me e probabilmente, avendo la possibilità invece di dialogare a un pubblico più vasto, sì, sono riuscito anche a rendere partecipi tante persone di queste maniere di suonare che man mano negli anni si sono andate ad evolversi.

FG: fino a farle diventare uno stile proprio, nel senso che suonare come Dodi Battaglia, secondo me, si può dire tranquillamente, è uno stile..

DB: e questo è un altro di quei complimenti che accetto volentieri e credo di avere, in un certo senso, portato avanti nel corso degli anni, lo posso dire chiaramente adesso che, alla fine della mia carriera, sono un bellissimo traguardo, insomma, che i cinquant’anni di attività coi Pooh – anche se io sono entrato un po’ dopo – tanta strada, tanta acqua è passata sotto i ponti, insomma se c’è una cosa della quale, non dico mi vanto, ma che devo riconoscere a me stesso, è quella di aver cercato di portare avanti una maniera personale, mia, e soprattutto italiana di fare musica nel corso degli anni e credo, in un certo senso, di esser riuscito in questo intento, anche perché insomma, mi ricordo che quando io ho cominciato a suonare, la chitarra italiana si svolgeva in tre note di “Una rotonda sul mare”, per cui insomma, di lì a quello che è il chitarrismo di oggi, passando attraverso Dodi Battaglia piuttosto che Franco Mussida, Ricky Portera e tanti altri grandi chitarristi italiani, di strada ne è stata fatta..

FG: Un’ultima domanda: sentendo le ultime cose che mi hai appena detto, immaginiamo un giovane chitarrista che sta guardando il sito e sta leggendo l’intervista, che consigli ti verrebbe di dare ad un giovane che sta tentando, magari sta imparando a suonare.. che cosa dovrebbe o potrebbe fare secondo te?

DB: Guarda – è difficile sempre dare dei consigli – però io vedo quello che è il mondo della musica e come si è evoluto, soprattutto a livello di studio musicale, devo dire che ultimamente, a differenza di quanto ho cominciato, si sono sviluppati in Italia tanti sistemi, canali, per imparare a suonare, non ultimo Internet. Vai su YouTube e vedi delle lessons fatte da chiunque, dei tutorial che in una giornata puoi imparare lo stile di tante persone, però consiglierei non solo per quanto riguarda la chitarra, ma a chiunque abbia intenzione di fare musica, di non stare dalla mattina alla sera davanti al computer, con i propri programmi musicali e alla fine della giornata farsi ascoltare solo dalla moglie o dalla fidanzata o dal condominio..Sarà che io vengo da un mondo musicale che era fatto di cantine, di contatti e rapporti umani faccia a faccia. Quando tu fai qualcosa di più o meno bello e interessante, il consiglio è di confrontarsi con gli altri, subito. Sarà che io vengo da una storia fatta nella vita di gruppo.. per cui direi che questo facilita, nel senso che ti toglie tutte quelle lungaggini, tutte quelle menate che ti puoi fare quando sei da solo. Faccio un esempio: tu fai un brano e stai tre giorni a confezionarlo, e stai tre giorni a “coltivarlo” ecc.., davanti al tuo PC..se tu invece lavori con un clima lavorativo e fai sentire subito questa cosa, il clima lavorativo ti dà subito il responso per quello che è.  Il feedback potrebbe essere: “Guarda, stai lavorando per qualcosa di veramente fantastico” piuttosto che “Stai perdendo tempo”; ecco, in questi termini, credo che il confronto con il prossimo, con il collega, con il pubblico, anche con il vicino di casa, con chi ti viene a sentire, con gli altri, in generale, sia la cosa fondamentale per chi vuol fare questo mestiere

FG: Ti ringrazio tantissimo per questa chiaccherata, so che sei in tour, quindi da questo mese fino a?

DB: Sì, sono in tour con due tipi di spettacoli: uno si chiama “Io e la mia storia”, in cui, oltre ai brani di questo ultimo disco presenterò, appunto, molta della mia storia, con brani magari di assolo, del disco unplugged del 2003. La cosa più fantastica che accadrà all’interno di questo tour è che sul palcoscenico ci sarà anche il signor Tommy Emmanuel nel mese di Luglio, e in questo periodo lo spettacolo si chiamerà “Dov’è andata la musica?” che è anche il titolo del nuovo disco. Avere Tommy Emmanuel che suona insieme a te, insieme a noi – a noi intendo la band che io ho formato quest’anno per fare questo tour – sarà veramente esaltante!!