GuitarList intervista Forastiere

Un rigraziamento di cuore a Pino Forastiere e Stefania Benigni per avermi concesso questa interessantissima intervista e per averci messo a disposizione video e partitura della bellissima song “Piccolo tema”

INTERVISTA A:
Forastiere
22/04/2004 17.00.00

1. Pino, so che hai iniziato a suonare l’acustica con questo particolare stile dopo un percorso di studi molto articolato, ce ne vuoi parlare in dettaglio?
Ho iniziato a studiare seriamente la chitarra intorno ai 12 anni, incuriosito molto dal jazz e dalla musica elettroacustica che ascoltava mio fratello maggiore. Dopo aver capito che io e il jazz eravamo diversi, ho iniziato a studiare la classica e la composizione attraverso l’analisi della musica del Novecento. Ho completato gli studi accademici diplomandomi con una chitarra classica a dieci corde, con la quale ho continuato ad eseguire repertorio contemporaneo e per la quale ho scritto musica originale.

2. Ad un certo punto l’incontro con la musica del grande Michael Hedges. Quali sono state le sue influenze sia dal punto di vista tecnico chitarristico sia musicale e nel modo di affrontare la composizione dei brani?
In Michael Hedges ho trovato la genialità e la profondità anche nella scrittura per chitarra-pop, ed è stata una rivelazione. Seguendo la sua grande lezione, ho iniziato a scrivere la musica per chitarra avendo come riferimento sia i parametri strutturali della musica pop (durata, forma canzone, etc…) sia tutti quelli, anche i più diversi, che semplicemente mi piacevano, dalla contemporanea al rock, passando definitivamente all’ acustica. Il punto di vista tecnico è tutto sommato quello meno interessante: è faticoso raggiungere un buon livello di preparazione, ma non è sostanziale ai fini della musica.

3. Quali sono i brani del grande Michael che più ti hanno colpito/emozionato/commosso?
Colpito: Aerial Boundaries. Emozionato: The Naked Stalk. Commosso: Torched. 

4. Quali sono i “sentieri” musicali che stai esplorando oggi? Mi piacerebbe che ci raccontassi come nasce la tua musica, cioè il tuo rapporto con la musica, le componenti culturali e “spirituali”, tutto quello che concorre a formare l’ispirazione per la composizione dei tuoi lavori.
Ho una curiosità di fondo che mi spinge a sentire di tutto, andandomi a scovare quello che penso oggi sia più interessante, come ad esempio la musica elettronica: sarò attento a scoprire quali frequenze (hertz) la gente amerà di più nel prossimo futuro. Per me comporre significa organizzare i suoni: quando quattro o cinque elementi, possibilmente non di più, si affacciano alla mente, allora inizio a scrivere e a metterli in una forma.

5. Il duo disco “Rag Tap Boom” ha avuto molto successo e critiche lusinghiere: raccontaci come è nato e come sta evolvendo il progetto legato a questa tua riuscitissima opera prima.
Rag Tap Boom è nato dall’esigenza di testimoniare i miei primi passi sulla chitarra acustica. Le cose che sto scrivendo adesso hanno il fuoco puntato sulla melodia. Vorrei fare un disco di canzoni. Non cantando, però.

6. Come vedi il settore della chitarra in particolare acustica in Italia? Quali le principali difficoltà per artisti acustici come te in particolare per realizzare e soprattutto promuovere il proprio lavoro e la propria arte? 
Il settore della chitarra acustica in Italia è povero in tutti i sensi. Ho la povera impressione che si suoni la chitarra e non la musica. Come non bastasse, spesso e volentieri è anche suonata male. Detto questo, le difficoltà sono quelle comuni a tutte le nicchie musicali: per esempio, la poca professionalità. Io ho grande rispetto di tutti i ruoli nel cosiddetto showbiz, dall’organizzatore allo strappabiglietti, ma perché le cose funzioni devono tutti lavorare bene.

7. Cosa potrebbe essere fatto per dare una mano concreta a questo settore – mi riferisco alla chitarra ed alla musica fatta con la chitarra – e che ancora non viene fatto?
Insistere – con tutti i mezzi che si hanno a disposizione – affinché la musica per chitarra arrivi ad un pubblico più largo possibile. Se neppure il nome di Michael Hedges suona familiare alla maggior parte delle persone, anche quelle che ascoltano e consumano la musica, vuol dire che c’è ancora tanto, tanto da fare.

8. Tre consigli da dare a chi si avvicina per la prima volta al mondo della chitarra acustica e delle tecniche a due mani.
Uno: pensare. Due: studiare. Tre: ascoltare/ascoltarsi, e ciclicamente ripercorrere questo andamento.

9. Quali sono gli strumenti che usi in studio e live? Quali i legni migliori per l’approccio a due mani e fingerstyle?
Adesso ho una Mossman del 1977, una Eko del 1981 e una Martin D28 del 1957. La prima è uno strumento in mogano, e le altre due sono in abete e palissandro. Non ho nessuna ricetta per dire se queste vanno bene per il fingerstyle. Con la mia musica funzionano, e comunque sono bellissime.

10. Infine i progetti per il futuro. I nostri lettori saranno sicuramente molto curiosi di sapere quali saranno i prossimi appuntamenti, quando ci sarà il nuovo disco e molto altro ancora…
Il mio prossimo appuntamento importante è l’Acoustic Guitar International Meeting di Sarzana, ad oggi uno dei festival più importanti in Europa. Sono molto onorato di aprire le danze dividendo il palco con Alex De Grassi, e contento di poter incontrare il mondo della chitarra acustica. Per quanto riguarda il nuovo disco, nonostante tutto sono ancora in promozione con quello vecchio, e dunque… non so, mi sembra prematuro. La mia maggiore soddisfazione è che alcuni brani di Rag Tap Boom sono in rotazione su varie radio, locali e nazionali, esattamente come se fosse musica normale. Credo che sia importante per me e per la chitarra.