Giacomo Castellano

Un particolare ringraziamento al grande Giacomo Castellano per avere concesso questa intervista a guitarlist.it. Grazie veramente per la disponibilità!!

INTERVISTA A:
Giacomo Castellano
29/06/2004 15.26.37


1. Giacomo, innanzitutto grazie per averci concesso l’intervista, da parte mia è veramente un onore potere intervistare un grande della chitarra italiana (e non solo). Uno degli elementi che “escono” maggiormente dall’ascolto di Cutting Bridges e la “vastità” del tuo universo sonoro e musicale. Immagino che per te la musica, nelle sue innumerevoli forme e stili, sia una cosa importantissima.. 
Grazie, anche per me e’ un piacere essere su Guitarlist! Si, mi piacciono molti generi, specialmente a livello compositivo. Non riesco, mio malgrado, a stare fermo dentro uno stile. E’ pero’ diverso per la chitarra: suonando non ho la stessa versatilita’ che ho componendo…sigh! Sono cresciuto ascoltando gli stili piu’ diversi, era normale per me realizzare un disco vario…anche se in realta’ si tratta di un arma a doppio taglio: spesso gli ascoltatori sono spiazzati da tanta varieta’…Per me’ e’ la caratteristica di questo e dei futuri lavori. Credo che ormai, nel 2004, ci si possa permettere tranquillamente di “osare”, producendo dischi di questo tipo. Devo ammettere che, in barba alle aspettative dei maligni, il disco ha ricevuto fino ad ora solo critiche positive! Grazieee!


2. Spesso i chitarristi tendono a perdere un po’ di vista l’importanza della musica in sé, come arte, come forma di espressione e comunicazione. Voglio dire quel “serbatoio” di esperienze, suoni, emozioni, colori, dai quali bisognerebbe attingere nel percorso creativo prima di “suonare” qualsiasi cosa, che ne pensi?
Dipende dal grado di ispirazione, ti faccio un esempio: mentre scrivo sono a Palermo alla fiera SOL MUSIC allo stand ELIXIR STRINGS insieme a William Stravato il quale, oltre ad essere una persona eccezionale, e’ veramente un asso della chitarra, il suo linguaggio e’ maturo, puo’ permettersi di suonare in continuazione senza annoiare mai…In casi come questo si puo’ tranquillamente parlare di arte che coopera con tecnica e virtuosismo… In altri casi hai ragione tu. Credo infine che vinca la musicalita’ espressa attraverso il linguaggio che, per quanto complesso, se valido, puo’ tranquillamente arrivare a chiunque!

3. Come sei arrivato all’idea di realizzare cutting bridges e in quanto tempo lo hai realizzato?
Tra composizione e registrazione ci sono voluti 1 anno e mezzo, durante questo periodo ho dovuto comunque lavorare come session player..Senza soldi non si mangia ragazzi miei!!! Da una parte ho rallentato la realizzazione del disco, da un’altra ho avuto l’opportunita’ di vivere esperienze (specialmente in Spagna) che sono poi finite nel disco sotto forma di ispirazione! Sono anni che volevo fare un disco tutto mio! Purtroppo ci sono stati eventi che hanno rallentato la realizzazione, alcuni di essi non governati dalla mia volonta’…L’evoluzione dell’home recording ha poi finalmente permesso la realizzazione di CUTTING BRIDGES, un disco registrato fondamentalmente in casa! E’ inutile dire che, in questo caso, l’esperienza come session player e’ risultata fondamentale!


4. Mi ha molto colpito la ricchezza (musicale, di linguaggio, stilistica) delle tue composizioni, quale è il tuo approccio alla “creazione” della tua musica, utilizzi prevalentemente la chitarra per comporre? Utilizzi sistemi di hard disk recording? 
Utilizzo, come detto precedentemente, sistemi di HD recording…In passato avevo uno studietto analogico da 8 piste, anni prima erano addirittura 4! Ho sempre registrato tutto! Fin da bambino. Sono un maniaco della registrazione! La creazione di un brano e’ un mix tra istinto-improvvisazione (60%) e razionalita’ ed arrangiamenti-produzione (40%). Per comporre utilizzo la chitarra e le tastiere. Non nego pero’ che, in certi casi, l’idea puo’ partire anche da un loop di batteria!

5.  Oltre al tuo ruolo come chitarrista-compositore in Cutting Bridges hai un ruolo molto attivo come produttore ­ arrangiatore, alle prese con più di 15 musicisti. Come hai vissuto questa esperienza?
BELLISSIMO!!!! E’ stato fantastico! Sono anni che, in realta’, realizzo musica. Ovviamente se non esce non vale! Con questo cd ho avuto modo di lavorare come arrangiatore-fonico-produttore. Credo sia l’unico modo per avere il controllo totale su un proprio progetto! Ovviamente hanno influito gli anni di esperienza in studio con gli artisti con cui ho lavorato…Il livello professionale nel mondo della musica pop e’ altissimo, lo stesso vale per le esigenze.. La cosa piu’ difficile e’ stata passare dal Giacomo compositore al Giacomo arrangiatore, poi produttore, ovvero colui che dice dove tagliare, come mixare, che sound dare al tutto! Sinceramente 10 anni addietro non sarei stato capace di farlo!

6. Ascoltando il disco colpisce la grande varietà di sonorità chitarristiche che caratterizza ogni singolo brano. Come sei riuscito ad ottenere così tante sonorità diverse, con quali strumenti principali e con quali accorgimenti in fase di registrazione/mastering del disco?
Qui ha avuto campo libero il Giacomo produttore, il quale ha preferito colorare separatamente ogni brano piuttosto che usare un sound di chitarra unico. Sono scelte, non c’e’ un modo giusto o sbagliato. Il denominatore comune e’ il mio modo di suonare! Per i suoni ho semplicemente pensato al brano, cercando di trovare il suono piu’ adatto alla parte da eseguire. Ribadisco che la mia esperienza di anni come musicista al servizio di altri mi ha permesso di attuare una sperimentazione sonora che considero ancora in corso. Dopo un disco come LA PROVA (RAF), ti assicuro che ti si chiariscono molto le idee su come ottenere un suono da un ampli e una chitarra! Per registrare ho utilizzato la strumentaszione illustrata nel mio sito. Per la ripresa microfonica mi sono servito di un pre FOCUSRITE TRACKMASTER, economico e pratico! Ottimo suono! Le chitarre sono state registrate a casa mia, in salotto, ad un volume relativamente basso. Non c’era scelta, o cosi’ o nulla. Lavorando a casa ho avuto tutto il tempo necessario per lavorare sull’interpretazione delle parti.

7. Dalle note del disco vedo che usi chitarre della liuteria fiorentina “Giniski”. Ci racconti come ti trovi con questi strumenti e come gli hai utilizzati su Cutting Bridges?
Lorenzo ed Alessandro Ginanneschi (in arte GINISKI) sono semplicemente dei geni! Otre ad aver realizzato per me una chitarra fantastica, hanno costruito delle casse, a mio avviso, rivoluzionarie: le DRAGOON! Speakers Celestion e volumetria ottimizzata…in poche parole una botta incredibile e niente suono zanzaroso! Conosco questi ragazzi dal 1990, ho totale fiducia in loro, sono veramente creativi, disponibili e…geniali! Tutto il disco e’ stato registrato con le loro casse, le loro chitarre sono presenti un po’ ovunque, la traccia 9 (ariete) e’ interamente registrata con una chitarra Giniski con accordatura da SI a SI (corde 013).

8. Visto che guitarlist.it è un sito dedicato ai grandi chitarristi è d’obbligo una domanda sulle tue principali influenze chitarristiche. Quali sono i grandi chitarristi del passato cui ti sei ispirato e quali sono i chitarristi che oggi vedi come i più influenti per te ed in generale nell’universo della chitarra?, a parte Giacomo Castellano :-))
hahaha! 🙂 Te li cito senza un ordine preciso: JEFF BECK, FRANK ZAPPA, ERIC JOHNSON, A. HOLDSWORTH VAI, SATRIANI, PAT METHENY, CURE, THE EDGE, S.R. VAUGHAN, VAN HALEN, J.PAGE, BEN HARPER, ANI DIFRANCO, SCOTT HENDERSON, KORN, PEARL JAM, TOM MORELLO, RADIOHEAD…..devo continuare? La lista e’ veramente interminabile! Cerco di attingere da qualunque cosa stia ascoltando! Qui a Palermo sto “spremendo” il sig. WILLIAM STRAVATO, il quale ha, a mio giudizio, una tecnica molto moderna ed efficace! Adoro gli scambi culturali tra musicisti! Odio gli egomaniaci chiusi e che se la tirano…. 

9.  I vari chitarristi professionisti con cui ho avuto modo di scambiare delle opinioni sul tema della “professione” del chitarrista mi hanno sempre descritto il “mestiere” immerso in molte difficoltà in un settore (quello della musica “suonata”) sempre più o meno in crisi e che non si può dire mai decollato. Questo fa sì che sia anche molto difficile avere delle affermazioni artistiche a livello internazionale., soprattutto in confronto a certi paesi come gli USA in cui la musica e i musicisti hanno un trattamento molto diverso. Quale la situazione dal tuo punto di vista? .
E’ molto semplice: in Italia il mercato discografico e’ molto piu’ piccolo e meno vario…negli STATES il mercato e’ piu’ vario, piu’ vivo e gli aquirenti sono molti di piu’. Se si cominciasse ad eliminare Sanremo probabilmente le cose migliorerebbero….Opinione personale. Anche i comuni dovrebbero aiutare il live anziche’ ostacolarlo..qui pero’ si entra in un terreno pericoloso che richiede pagine e pagine di considerazioni

10.  Cutting Bridges fa parte di un progetto più ampio, fatto di altri CD, a quando il prossimo?
IL PRIMA POSSIBILE! Iniziero’ a comporre i nuovi brani tra poco, molto poco…posso anticipare che verra’ mantenuta la varieta’ stilistica…prevedo un disco piu’ chitarroso pero’…

  • Anonimo

    Gli siamo tutti un po’ debitori. Chiunque ha letto “Metodo per chitarra Heavy Metal” sa di cosa parlo. Un chitarrista con tecnica, controllo ed un bel talento didattico. Grazie Giacomo.