Guthrie Govan

 
Eccezionale!!! su GuitarList. Abbiamo l’onore di ospitare su questo sito l’immenso Guthrie Govan, che ci ha rilasciato proprio in questoi giorni questa intervista, che è assolutamente piena di spunti interessanti su cosa significhi suonare la chitarra al giorno d’oggi. Leggetela con attenzione, proprio dalle righe dell’intervista emergono temi che tratteremo prestissimo su queste pagine…Occhio al Profilo di Guthrie che stiamo aggiornando proprio  in concomitanza con la pubblicazione dell’intervista…stay tuned!!

INTERVISTA A:
Guthrie Govan
29/02/2009 16.32.50

1. Ciao Guthrie, mi fa molto piacere averti qui su Guitarlist. So che in Novembre e  Dicembre 2008 sei stato in tour in Italia. Per varie ragioni non siamo riusciti ad  incontrarci di persona in quell’occasione, tuttavia avevo piacere di sapere come  era andata con il pubblico italiano. 
Certamente! Sono stato per la prima volta in Italia in occasione dell'”Asia Silent  Nation tour”, in seguito ci sono stato altre tre volte per clinics e workshops. Quello che è successo a Novembre e Dicembre è stato molto speciale per me, in più  era la prima volta che facevo un tour vero e proprio con la mia band suonando la  mia musica. La line-up era la stessa che ha registrato l’album Erotic Cakes (Pete Riley alla batteria e Seth Govan al basso), più un ospite davvero speciale,il chitarrista Dave Kilminster, che in passato ha suonato con Ken Hensley, John Wetton e Roger Waters (..e di cui GuitarList si occuperà molto presto,ndr). Tutti quanti  siamo stati molto soddisfatti, in ogni luogo in cui abbiamo suonato, il pubblico è sempre stato meraviglioso, caloroso e davvero ha apprezzato la nostra musica. (io in particolare sono molto soddisfatto di quanto accaduto al BorderLine di Pisa, la nostra ultima data del tour in cui la band è cresciuta di sera in sera)

2. Per me tu rappresenti uno dei chitarristi più innovativi degli ultimi anni. Quando ti ho sentito suonare per la prima vota ho esclamato: WOW! Quest’uomo è assolutamente un genio della chitarra e sta suonando in un modo “nuovo”. Hai  portato a sintesi i più importanti approcci chitarristici degli ultimi 30 anni e li  hai fusi in uno stile assolutamente personale e unico, come hai fatto?
Grazie per il complimento!! Non riesco a dirti se e come sono “innovativo” – mi  ascolto suonare ogni giorno, così il mio modo di suonare mi sembra molto normale,  però penso di avere effettivamente sintetizzato tanti modi diversi di approcciare la chitarra. Questo perchè io da sempre ascolto un’ampia varietà di musica, e quindi nel percorso di apprendimento della chitarra sono sempre stato ispirato da tutto quello che ascoltavo, piuttosto che puntare solo sullo stile. In ogni caso sono contento che ti piaccia quello che faccio 😉

3. Non solo sei in chitarrista Incredibile ma hai anche un linguaggio musicale molto ricco. Le tue improvvisazioni e soli sono veramente complessi e più orientati al jazz piuttosto che al rock. Parlaci di come hai iniziato a suonare e del tuo percorso di studio.
Sono completamente autodidatta. Ho iniziato a suonare a tre anni (così mi hanno  detto, non ricordo con precisione) e il mio approccio all’inizio fu semplicemente di studiare quintali di Elvis, Chuck Berry, Buddy Holly, Gene Vincent, ecc. il caro vecchio rock’n’roll degli anni 50! Nel corso degli anni successivi ho scoperto più generi musicali esplorando la collezione di dischi dei miei genitori e ho iniziato a studiare dai Beatles, da solisti blues Rock come Hendrix, Clapton e da chitarristi jazz come Joe Pass. In seguito ho deciso di visitare la libreria del mio paese per imparare la teoria musicale, perchè volevo conoscere i nomi dei suoni che avevo scoperto sulla tastiera…ma ho iniziato a suonare a orecchio! e ancor oggi l’orecchio è per me la cosa più importante. Ho ascoltato di tutto, dal bluegrass al drum and bass, cercando di assorbire qualcosa da ogni genere ascoltato, penso che tutti questi elementi siano diventati parte del mio modo di suonare. Al centro di tutto quello che faccio c’è il suono – il modo in cui la chitarra suona è di enorme importanza per definire l’espressività – così io generalmente mi concentro più sul come creare il suono che ho in testa, senza preoccuparmi dello stile che dovrei suonare. E’ tutto “solo” Musica no?

4. Parlaci del tuo primo album, l’incredibile “Erotic Cakes”. E’ davvero un lavoro che suona bene, con molte sfumature di generi e stili. Sebbene sia una prima release non suona affatto come un insieme di basi usate per mostrare i muscoli chitarristici ma un buon lavoro, fatto di musica eccellente e di grandi song quali adzes. Fives, Sevens, Wonderful Slippery Things, Eric beck. Quale è stata la genesi dell’album?
Sono molto contento che ti piaccia! Per me è stato realmente importante fare un album di musica interessante e ogni membro della band ha avuto l’opportunità di mettersi in evidenza piuttosto che programmare della spazzatura idi e buttarci sopra dello shredding! Sono davvero felice di come l’album suona – abbiamo ri-registrato le chitarre e le batteria (in alcuni casi molte volte!) nel tentativo di confezionare un album professionale e non una demo. Dal punto di vista del suono va ricordato il contributo di Jan Cyrca (un chitarrista inglese che ha pubblicato parecchi album negli anni 90 e che ora si dedica principalmente alla produzione). Jan ha un orecchio straordinario per i suoni e l’album non ha suonato così bene se non dopo il suo intervento nel mix. Alcune song dell’album esistevano già da molto tempo – le prime demos di “Waves” e  “Rhode Island Shred” furono inserite in una compilation dal nome “Guitar On The Edge, Vol. IV”, che fu rilasciata circa 15 anni fa! – altre come “Eric” sono più recenti, così la musica del disco abbraccia tranquillamente un lungo periodo della mia vita. Suppongo che la “genesi” dell’album sia stato in realtà Paul della Cornford Records, che mi ha suggerito di fare un album. Prima di tutto ciò avevo una discreta quantità di materiale strumentale che stava lì ferma e non sapevo bene cosa ci avrei fatto!

5. Il tuo approccio chitarristico è veramente molto vario. C’è un modo con il quale costruisci le tue improvvisazioni? Come scegli i vari stili, ad.es. picking, legato, tapping ecc.?
Cerco davvero di suonare la musica che sento nella mia testa. E’ quasi tutto improvvisato e non uso mai una tecnica specifica in quanto tale. Se sento il suono del tapping allora uso quella tecnica. La cosa divertente del suonare la chitarra elettrica è che puoi suonare la stessa nota in tanti modi diversi e scegliere una  tecnica specifica per una note, o per un gruppo di note, come se fossi un pittore che deve decidere quali colori usare per ogni parte della sua opera!

6. Negli anni recenti ha lavorato nuovamente con gli ASIA, che si sono riuniti, ce ne parli?  Certamente, gli Asia sono una di quelle band in cui la line-up è cambiata nel corso degli anni.
Ho fatto parte degli Asia circa 10 anni fa e c’era solo uno dei membri originari, il tastierista Geoff Downes. Ho lavorato con loro anche di recente, quando tutti i membri originari hanno deciso di tornare insieme per il tour dei 25  anni di carriera (il loro primo album è infatti del 1982). Ovviamente la reunion dei 25 anni non riguardava me direttamente – quando pubblicarono il primo album io andavo ancora a scuola! Tuttavia continuo a lavorare con il cantante John Payne e il batterista Jay Schellen su un progetto che si chiama GPS, che è un po’ più heavy e Prog rispetto agli Asia.

7. Quali sono state le tue principali influenze e quali sono stati i chitarristi che ti hanno realmente impressionato?
Sicuramente come ti dicevo, il rock’n’roll, i Beatles e Joe Pass per gli accordi jazz..! Quando ho iniziato ero molto interessato agli stili rock e heavy più “moderni”, quindi i miei preferiti erano Steve Vai e Yngwie (Malmsteen, ndr). Steve Vai mi  sembrava molto “immagignifico”, con un vocabolario di suoni bizzarri che non avevo mia sentito prima e tanta abilità nel suonare note assolutamente inattese in un contesto rock senza per questo essere “sbagliate”….mentre Yngwie sembrava l’unico dei chitarristi realmente veloci che suonava ancora con un’incredibile quantità di passione, un grandissimo vibrato e altrettanto il suono. Shawn Lane e Ron Thal mi hanno ispirato molto nel senso che ognuno di loro possedeva una tecnica incredibile ma hanno fatto qualcosa di veramente originale piuttosto che provare solo a suonare i lick di Yngwie più velocemente di Yngwie! Allan Holdsworth, ovviamente, è un altro di quei musicisti “unici”..  Ogni chitarrista che ha trovato una propria “voce” sullo strumento è sempre di grande ispirazione . Quelli che mi hanno sorpreso più recentemente sono stati Scotty Anderson, Alex Machacek, Clive Carroll, e infine Derek Trucks. In ogni caso non cerco assolutamente di rifare i loro lick; sono solo contento di vedere che esistono chitarristi che tengono la chitarra “fresca” e “stimolante”!

8. E altri musicisti (non chitarristi) o stili musicali che ti hanno ispirato?
Tantissimi, da dove cominciare? Debussy, Bach, Charlie Parker, Squarepusher, Mark  O’Connor, Donald Fagen, Stevie Wonder, Trilok Gurtu, Vinnie Colaiuta, Jaco Pastorius, David Spillane, Bjork, Hiromi, tante musiche per la of TV  e Colonne sonore… Potrei andare avanti per giorni. L’importante è che si riesca a sentire una Personalità nella musica. Forse la più grande influenza che ho avuto è stata quella di Frank Zappa – so che è stato un chitarrista, ma è stato molto più di questo. E’ la totalità del suo contributo alla musica che io personalmente trovo stupendo, non solo suonare la chitarra

9. Parlaci del tuo attuale set-up? Usi molti pedali o altre cose?
Ho usato (e uso tuttora) amplificatori Cornford da circa 10 anni e chitarre Suhr da 5. Ho parecchie Suhr, l’azienda mi ha recentemente realizzato un prototipo di signature guitar che va veramente bene – 24 tasti in acciaio, manico e corpo in mogano, pickup in configurazione HSH, Vibrato Gotoh (non locking) con dispositivo no-tremolo e un paio di strani switch che non si trovano nelle suhr in vendita.. Ho un’enorme collezione di pedali, ma tendo ad usarli più per registrare o per le gig di fusion locali. Negli spazi grandi cerco di tenere il suono più pulito (dry) che posso, in modo da potere sentire con chiarezza ogni dettaglio di ogni nota  anche perchè spesso negli spazi ampi c’è una grande quantità di eco naturale..

10. Ultima (ma non meno importante) domanda: siamo tutti molto interessati ai tuoi futuri progetti, a quando un nuovo Album? Quando ti rivedremo in Italia? 
Sto facendo ogni sforzo possibile per avere un altro album pronto per la fine del 2009 – ma è così difficile trovare il tempo. Sono spesso in viaggio sia per le clinic, per insegnare e per suonare con i GPS/Asia FJP/The Young Punx e altri. Dovrei essere nuovamente in Italia a Maggio, spero ancora con la band. Se qualcuno è interessato può controllare di tanto in tanto sul mio Myspace (www.myspace.com/guthriegovaneroticcakes), lì normalmente metto la lista delle date che sono state confermate!

Ciao Guthrie e grazie infinite per questa opportunità!

 Cheers!  G

  • giaco

    Mi fa veramente piacere avere letto l’intervista. Guthrie si dimostra davvero un grande, anche per l’umiltà che traspare dalle sue risposte. Un grande!!

  • Anonimo

    Ho ascoltato qualche tempo fa il suo album e non mi ha colpito molto, cmq me lo riascolterò meglio :cheer:

  • Anonimo

    P.S.: si vede benissimo che è autodidatta,

  • Anonimo

    noto che qui alcuni disquisiscono addirittura sulla postura delle mani del musicista, quasi fossero professori di conservatorio o novelli segovia.

  • Anonimo

    cazz che fortuna iniziare cosi presto!! macchissefrega qua sotto…magari fosse come dici tu, il nostro paese è infestato di gente che ha pregiudizi, purtroppo se sei un autodidatta totale con veramente il dono della musica, devi farti strada in un jungla di gente che ti condanna perche nn hai un titolo, nn hai la postura canonica ecc, secondo me nn ci sono regole rigide, se sei autodidatta molto probabilmente arrivi a un punto di stallo in cui o ti fai aiutare o stagni nelle cose che sai fare, ma poi ci son quelli che hanno anche il “dono” dell’apprendimento e mangiano quintali di musica la comprendono e la fanno propria, poi ci sono quelli che han sempre studiato che senza un maestro sono persi, e molte volte sono chiusi in schemi prefissati, d’altronde di gente che suona ce ne tanta (troppa), spacca veramente solo chi è in qualche modo “privilegiato” da tante cose…ciao

  • Melaz

    Come al solito mi trova daccordo con te incognito 😉 E poi della musica non vedo perchè non si possa parlare di tutto l’insieme di competenze che uno nella propria vita impara macchissenefrega… io sono abituato a parlare del tutto, o meglio a provarci per quanto ne sia in grado, quindi non sono daccordo su quello che dici. 😉