Mike Stern

Guitarlist intervista Mike Stern

Ecco l’intervista che Mike Stern ci ha concesso in occasione della sua clinic del 24 aprile 2008 a Bologna. Ringrazio davvero e di cuore per questa occasione Davide, Giampaolo e Sergio Tomassone, Max Magagni di Music Academy 2000 e Paolo Patrignani di LadyBird Project.

INTERVISTA A:
Mike Stern

08/05/2008 13.24.11

Nonostante una lunga lista di domande che mi ero preparato per l’evento, l’intervista si è presto trasformata in una interessante e piacevole chiacchierata in cui vengono fuori veramente tanti aspetti del Mike Stern chitarrista, musicista e uomo. Questo grazie ad una disponibilità e cortesia, umiltà ed umanità davvero notevoli!!

Ciao Mike, un caloroso saluto da me e dai lettori di Guitarlist.it

Anche a voi!!

La prima domanda riguarda la tua vita di musicista, sempre in giro per tutto il mondo e da parecchi anni. Ad.es. in questi giorni sei in clinic tour in Italia, mi hai appena detto che qualche giorno fa eri in Siberia e la prossima settimana sarai in Nord europa. Qual è il tuo rapporto con la musica live e con questo tipo di vita?

Effettivamente sono parecchio on the road. Viaggiare è una sfida continua, è sicuramente difficile ma amo questa vita perché amo suonare e considero sempre un grande onore potere essere davanti al pubblico di tutte le parti del mondo per suonare la mia musica. Mi ritengo molto fortunato a potere lavorare tanto e suonare tanto. E’ un tipo di vita difficile ma lo amo tantissimo, ed è proprio perché considero meraviglioso suonare che “sopporto” gli alti e bassi di questo tipo di vita. “Up” quando suono davanti al pubblico, “down ” quando magari faccio lunghe ore di trasferta su un bus. Sognavo di fare questa vita sin da piccolo. Inizialmente non pensavo che avrei potuto suonare così tanto, con il mio gruppo, per così tanti e diversi tipi di pubblico.

e in questa lunga e vasta esperienza internazionale hai riscontrato differenze tra audience come quella americana, europea, giapponese e altre?

Si e no..ci sono molti aspetti comuni, in particolare le persone che vengono ai miei concerti sono musicisti e persone che amano la musica, è come se ci fosse una sorta di comunità che lega la mia audience di paese in paese. C’è un background comune fra le persone che amano e ascoltano la musica. Per certi versi è più semplice fare tour più lunghi in Europa, in cui sembra più elevata la cultura musicale e jazzistica e la formazione musicale. Anche negli States è così però c’è poco aiuto da parte pubblica, c’è troppa attenzione all’edilizia e alla difesa. C’è troppa attenzione alle “bombe” e tutto ciò è semplicemente pazzesco.

Tu hai iniziato la tua straordinaria carriera, fra gli altri, con Miles Davis (all’inizio degli anni 80′ ndr ). Parlaci di come sei arrivato a Miles e di cosa ti ha lasciato una simile esperienza.

Sono sempre stato un grandissimo fan di Miles Davis e avere avuto la chanche di suonare con lui è stato per molto importante. Bill Evans, che allora suonava (il Sax) nella band di Miles Davis, aveva in precedenza suonato con me degli standards in piccoli pub di Boston, dove vivevo allora, mi disse che le cose con l’allora chitarrista della band (Barry Finnerty ndr) non andavano molto bene e che avrebbe parlato di me a Miles se per caso avesse cercato un altro chitarrista. Qualche anno dopo stavo suonando con Billy Cobham (il batterista, già con Chick Corea e la Mahavisnu Orchestra, ndr) al Bottom Line di New York. Bill Evans arrivò dicendomi “Sto portando giù Miles Davis”. Così dissi: “wow“…”cool“.(risate ndr) . In realtà ero spaventato da morire, ero terrorizzato e nervoso, così ho chinato la testa sulla chitarra e ho cercato di suonare al meglio che potevo…è iniziato tutto da quella serata!

Nel 1982 ti vidi in TV per la prima volta proprio in un concerto con Miles, ai tempi suonavi una Stratocaster giusto?

Si, è vero avevo una Strato ma me l’hanno rubata.. ero in tour con Jaco Patorius qualche tempo dopo Miles e lasciai sia la Strato che una meravigliosa Telecaster in Aeroporto..non le ho più ritrovate…

..ricordo ancora quanto ero rimasto disorientato dalla mirabile fusione di rock e jazz che usciva fuori da quel gruppo nonché dal tuo incredibile linguaggio e dal suono distorto così inusuale per il jazz….

Alle mie clinic dico sempre che ho iniziato a suonare blues e rock e solo successivamente ho scoperto il jazz, direi che possiamo parlare di Jazz-rock, Jazz-blues, Straight ahead jazz e meno di musica fusion. Ad.es. ho ammirato tantissimo lo stile di John Mc Laughlin ma ancora di più mi sentivo influenzato da Jeff Beck, BB King, Eric Clapton. E sono proprio queste le influenze che ho cercato di portare dentro il jazz.

..penso che ormai la tua stessa musica sia un vero e proprio “marchio di fabbrica”

Posso solo ipotizzarlo, anzi apprezzo molto questa tua affermazione, grazie davvero!! Per me comunque la musica è percorso senza fine, la musica è così, “più conosci e meno conosci”. Ogni giorno puoi scoprire cose che ne fanno scoprire altre, incessantemente! Sono contento di poterlo fare. Quando ho iniziato a studiare a Berkley (Boston ndr ) non ero sicuro che avrei imparato il jazz e men che meno che avrei fatto della chitarra una professione. Ho avuto alcuni ottimi insegnanti che mi hanno incentivato a tenere duro, a guardare avanti anche se certe cose non riuscivo ad impararle subito.

..e in questo senso Berkley fu importante sia come scuola sia come sistema di relazioni con altri professionisti, insegnanti, musicisti…

Sicuramente sì, è il pregio di ogni buona scuola di musica, l’importante è che ci sia un reale processo di apprendimento, la scuola vale per il tempo che deve durare… io sono arrivato a Berkley con pochissime conoscenze e ho dovuto studiare veramente tanto!!

In questi anni ho potuto ascoltare tutta la tua produzione discografica, da “Upside Downside” (del 1986) a “Who let the Cat’s out” (2006). Ho percepito qualche cambiamento nel tuo approccio musicale, più orientato al rock nei primi anni e oggi più vicino al blues, alla world music, al funk. E’ così anche secondo te?

Si, è assolutamente vero anzi apprezzo che tu lo stia dicendo. Il cambiamento è legato anche alla necessità di suonare live la musica registrata nei CD. Ad.es. non riesco a suonare Upside Downside senza una tastiera, per me invece è importante potere suonare anche in trio, in modo più semplice ed essenziale. Spero sempre che la mia musica sia rimasta interessante seppure in una forma espressiva più semplice ed immediata. E’ una direzione che ho intrapreso e mi fa piacere che tu l’abbia notato, Non so se è meglio o peggio, è la direzione che sto seguendo in questo momento! Ad es. il prossimo lavoro discografico (e questa è un’anticipazione per i lettori di Guitarlist!! ndr) lo farò con altri grandi chitarristi, spero – non ne sono ancora sicuro – di avere con me Derek Trucks (grande chitarrista slide), Eric Johnson, forse John Mc Laughlin. Chitarristi diversi, stili diversi, posti diversi! Speriamo di poterlo realizzare!!

..un po’ come in passato con John Scofield e Bill Frisell sul disco Play (1999)

Certamente e forse John sarà anche sul nuovo disco, magari anche Bill.. comunque ci saranno molti chitarristi, specialmente rock e blues, la cosa difficile sarà metterli tutti insieme!!
 

Quale è il tuo rapporto con la creazione della tua musica, come concepisci i tuoi brani, come scrivi i pezzi? E’ un approccio solitario o corale con gli altri musicisti con cui collabori?

Alle volte parto semplicemente da una melodia, qualcosa che sento ad.es. in questo questo momento o che ho in testa, linee di basso o idee ritmiche che sento e mi incuriosiscono anche in altri musicisti e che normalmente annoto in un piccolo blocco note che tengo sempre nella custodia della chitarra. Così annoto: il tempo è come questa song, e magari faccio riferimento alla linea di basso che ho scritto… torno a casa con annotate melodie, linee di basso ritmi e groove con cui lavorare, cerco di ricordare da dove è venuta l’idea e comincio a scrivere il brano vero e proprio. Delle volte ritmo, melodia e linee di basso provengono da idee e song diverse e le rielaboro in qualcosa di nuovo. Cerco comunque di scrivere in base a quello che sento e che mi isprira e successivamente scrivo a casa. Magari sono cose che sogno..mi sveglio e le trascrivo subito!! Altre volte prendo ispirazione dagli altri musicisti durante un slound check.. sento una frase o una linea di basso o un approccio ritmico che mi piaccono.. mi fermo e dico “Hey Man, it’s cool“..e magari copio la frase (ride ndr)

Un po’ come faceva Miles Davis..per lo meno così ho letto dalla sua autobiografia..stava ad ascoltare molto attentamente cosa facevano gli altri musicisti e se captava qualcosa di interessante e che lo ispirava la faceva ripetere subito per non perderla..è così?

Si è verissimo e lo sapeva fare molto bene!!

Ho visto che quest’estate sei in tour anche con gli YellowJackets..

Sì, ho anche inciso sul loro ultimo CD, “LifeCycle“, veramente ottimo album, è stato molto bello lavorare con loro, sono gradissimi musicisti e li conosco da molti anni. E’ una situazione molto speciale per me, normalmente lavoro con il mio gruppo ma nel caso degli YellowJackets mi sono trovato davvero bene. E’ successo anche con gli Steps Ahead anni fa. Con gli Yellow suoniamo anche mie song, Bob Mintzer (sax) è davvero fantastico così come Jimmy Haslip (basso) e Russel Ferrante (key)..

..e tu lo sai bene dato che hai suonato con i più grandi sassofonisti del mondo

..e eccetto il grande Michael Brecker si chiamano tutti Bob (Berg, Mintzer,Malach, Franceschini)… ah c’è anche Jerry Bergonzi (a Boston), lo conosci? È incredibile, ha studiato con Charlie Benacos, che è stato anche il mio insegnante, è un pianista, insegna anche teoria..continuo tuttora a studiare con lui e mi insegna sempre cose nuove, ha una vastissima conoscenza musicale…spesso non riesco a stargli dietro, mi dimentico le cose che mi insegna se non ho l’opportunità di studiarle e metterle in pratica (anche in hotel, in viaggio!!)..devo studiare perché voglio sempre dare il meglio!!

Il tempo di Mike è praticamente terminato, tra pochi minuti inizierà la sua clinic (di cui parliamo sempre qui su GuitarList).


Ultima domanda: dato che Guitarlist è dedicato ai grandi chitarristi, quali sono i tuoi chitarristi preferiti, i tuoi ispiratori e punti di riferimento?


E’ veramente difficile rispondere: sicuramente Jim Hall è uno dei miei favoriti, Wes Montgomery, George Benson..con lui ho suonato in alcune jam, è incredibile (l’espressione usata da Mike è stata “fucking amazing” ndr), Pat Martino, Pat Metheny (con cui ho anche studiato molti anni fa), amo molto ascoltare Pat Metheny, lo sentii la prima volta quando arrivai a Boston, rimasi veramente impressionato dal suo modo di concepire l’armonia, dal suo gruppo e dal suo sound…incredibile!! John Scofield, Bill Frisell ma anche Derek Trucks, Eric Johnson, Stevie Ray Vaughan, Jeff Beck, naturalmente Jimi Hendrix e anche Jimmy Page, amo ancora molto il modo di suonare di Jimmy Page…

Ok Mike Grazie davvero del tuo prezioso tempo, sono molto onorato di averti conosciuto e di avere avuto l’opportunità di chiacchierare con te per questa mezzora

Grazie a te, è stato un piacere!!

Mike è davvero persona disponibile e cordiale, non mi aspettavo di avere così tanto tempo per l’intervista…ormai il pubblico ha preso posto in sala e Mike sale sul palco per la clinic…in seguito ci darà ancora prova della sua gentilezza e disponibilità fermandosi a parlare, fare foto e firmare autografi con tutti in presenti ben oltre la durata della clinic..

Grazie Mike e grazie di cuore a Davide Tomassone, Max Magagni e Paolo Patrignani per questa eccezionale opportunità!!

  • Ignazio Serventi

    Ormai, avendo letto molte cose e partecipato a molte sue clinic, di Mike Stern non mi sorprendo piu’. Apparte quando suona…Ma che citasse Jimmy Page non me lo aspettavo.Bravissimo Mr.Stern.Ciao!