GuitarList intervista Ruggero Robin

Ringrazio Ruggero Robin per averci concesso questa intervista, veramente molto interessante, in cui ci racconta la sua brillantissima carriera come session-man e come solista e nella quale abbiamo ragionato sulle “carte in regola” per essere un professionista

INTERVISTA A:
Ruggero Robin
13/05/2004 17.32.50

1. Ruggero, ascoltando i tuoi dischi ho avuto modo di esplorare la tua musica e la tua arte e mi sono fatto un’idea di un chitarrista/musicista molto completo sia dal punto di vista esecutivo sia da quallo compositivo. Ci puoi raccontare quale è stato il tuo percorso chitarristico/professionale?
Fortunatamente sono l’ultimo di 5 figli tra maschi e femmine… il più viziato..e grazie ai fratelli più grandi ho avuto modo di respirare tutta la magia della musica degli anni 60…dal Beat al R.B.al blues e anche perchè negarlo le canzoni italiane degli anni 60/70…amavo molto i complessi…c’era molta energia…giravano per casa chitarre batterie….era inevitabile che cominciassi a suonare…il primo strumento che suonai fu la batteria che era di mio fratello Fulvio…suonavo di nascosto quando lui non era in casa…poi successe una cosa triste..un incidente sul lavoro di un amico che girava per casa..che successivamente diventò mio cognato Mario…perse le dita di tutte e due le mani sotto una pressa lavorando in fabbrica…mi regalò la sua chitarra…una Eko da studio…la presi con responsabilità…cominciai a dedicare allo strumento molte ore…e invece di giocare a macchinine o soldatini suonavo la chitarra…da li a poco entrai nel gruppo di mio fratello Fulvio prima come chitarrista ritmico dopo pochi mesi passai solista…era molto curiosa la cosa perchè io avevo 10/11 anni e gli altri componenti del gruppo avevano il doppio della mia età…cominciai spinto da Fulvio a comporre da subito…nacque il “Museo delle Cere”che ebbe il suo massimo fulgore nella regione Veneto vincendo il Disco d’argento nel 1976 avevo 14 anni suonavamo rock progressivo tipo Orme ..Area…che guarda caso con questi sucessivamente 10 anni dopo ho avuto la fortuna di lavorare insieme….

2. Nella tua carriera artistica hai lavorato come musicista in affiancamento ad altri artisti (su tutti Giorgia, Bocelli, Zucchero, Nomadi). Quale è stato il tuo approccio a questi artisti e quali le caratteristiche che ritieni essenziali per lavorare come chitarrista di grandi artisti pop/rock?
Fondamentalmente l’approccio per quanto mi riguarda deve essere di stima reciproca….ho rifiutato lavori molto remunerativi solo perchè artisticamente non mi sentivo attratto…credo che la stima sia fondamentale per creare la magia sul palco o in studio di registrazione…bisogna essere intelligenti sapere dare quando l’artista te lo chiede….e rimanere in ombra quando è necessario…

3. Allo stesso tempo, come solista/jazzista hai lavorato con tantissimi musicisti di fama nazionale ed internazionale: da Giulio Capiozzo a Alex Acuna, Marc Quinoes, Enzo Tedesco, John Patitucci, Paulinho da Costa. Come hai vissuto e come vivi l’interazione musicale con artisti così bravi e famosi?
come ti dicevo ..è la stima reciproca che muove tutto..non ho mai messo davanti il business all’arte…chiaro che un fattore di scambio deve esistere..e questo sarà proporzionale al progetto a cui si partecipa..per il resto quando artisticamente si è sulla stessa lunghezza d’onda le cose vanno da sole….

4. La tua carriera solista inizia nel 1990 con un disco essenzialmente acustico, dal titolo “Guitar Atmosphere”. Ci parli di questa prima esperienza?
si…nonostante centinaia di serate effettuate in molti club non riuscii mai a trovare qualcuno che mi producesse un disco…decisi così verso la fine degli anni ottanta di comprarmi un Registratore analogico il mitico Akai MG 12/14 registrai con una vecchia Ibanez con piezo elettrico tutto dritto in 2 pomeriggi senza click..(altro che hd recording)….”Guitar Atmosphere” feci qualche cassetta i masterizzatori non esistevano..mi chiamò Franco De Gemini della Pentaflower Jazz proponendomi un contratto editoriale…aggiunsi qualche brano e lo stampammo qualche tempo dopo….

5. Il tuo secondo lavoro coincide con la tua esperienza americana. Quanto ritieni importante avere avuto la possibilità di fare un’esperienza musicale negli USA? Hai frequentato qualche scuola particolare?
vinsi un concorso chitarristico nazionale che mi permise di fare un periodo al M.I.T.di Hollywood…francamente…non ho frequentato i corsi…ma comunque suonavo con gli insegnanti ed ero molto apprezzato…..incontrai Oskar Cartaja e feci sentire una demo dei miei pezzi e spiegai il mio desiderio di registrare un cd..Oskar rimase molto colpito e mi diede una mano coinvolgendo i musicisti latini di Los Angeles..Alex Acuna,Marc Quinones,Richie Gajate Garcia….affittai lo studio e via….

6. Riallacciandomi alla domanda precedente è mia opinione che fare musica (e comporre musica) non sia legato esclusivamente alle capacità tecnico artistiche ma vada oltre, verso un universo di cultura, scambio, relazioni con altri musicisiti e artisti, una sorta di “humus” artistico che alimenta quotidianamente l’ispirazione e la creatività, che ne pensi?
Non sarei riuscito a dirlo con migliori parole….pienamente d’accordo…

7. In più questo stesso “Humus” diventa molto importante per creare occasioni per esibirsi, serate, collaborazioni in progetti di altri artisti, lezioni, seminari, insomma tutto quello che trasforma un musicista in un musicista professionista… .
Sante Parole….

8. Nei tuoi lavori mi hanno molto colpito le tue doti e capacità compositive. Come nascono i tuoi brani? Componi alla chitarra o con qualche altro strumento (pianoforte ad es.)? Utilizzi tecniche di hard disk recording?
Generalmente compongo con la chitarra acustica…ma a volte con la chitarra midi mi metto un suono di pianoforte a coda e comincio a suonare accordi pianistici aggiungendo qualche nota con il mouse del computer.. si ho uno studio di registrazione…il “Bat Cave Studio”…del resto io sono Robin…Batman è il padrone ma non è mai in casa e sempre in giro con la Bat mobile…cosi io posso fare tranquillamente quello che mi gira

9. Tre consigli per chi suona la chitarra e vorrebbe fare il “grande salto verso il professionismo”
Segui il tuo istinto…credi in te stesso…e persevera….

10. Infine una domanda sui tuoi strumenti: quali le chitarre con cui suoni ora e quale il tuo set-up per registrare/suonare live?
Sono appena tornato da un minitour nei paesi dell’est….ho portato con me il vecchio Peavy Stereo chorus 400 con un piccolo boss riverbero..la mia vecchia Gibson ES 347 e la Roland.303..non so…una volta mi portavo dietro mezzo studio di registrazione …ma ho scoperto che alla fine cercavo di imitare semplicemente una chitarra dentro all’ampli…come sto facendo ora…

  • Mauro

    Bravo Ruggero!