GuitarList intervista Giuseppe Continenza

Grazie davvero a Giuseppe Continenza per l’interessante intervista  che ha rilasciato al nostro sito..

INTERVISTA A:
Giuseppe Continenza
31/05/2005 17.32.50

1. Giuseppe, innanzitutto grazie veramente per questa intervista da parte mia. Devo dire che il tuo disco mi ha veramente colpito molto. 4 virtuosi incredibili che si riuniscono e che riescono a tirare fuori della grande musica, senza mai, perdonami il gioco di parole, “scadere” nel virtuosisimo. Qual’è stata la formula magica per ottenere un risultato così importante?
Innanzitutto grazie a te per le belle parole, parlando del disco penso che la chiave della comunicatività musicale sta nel fatto che abbiamo suonato con il cuore ed abbiamo infuso ad ogni pezzo tanta tanta voglia di creare musica. Un’altra cosa molto importante penso che sia il parlare lo stesso linguaggio ed in questo album abbiamo lavorato tutti e quattro in simbiosi, sempre mantenendo la propria personalità, ma con lo spirito di fare musica insieme.

2. Parlaci della tua collaborazione con questi tre grandi musicisti, mi sembra che abbiate raggiunto un’intesa molto forte e molto “musicale”
Con Vic Juris oramai suona da vari anni, mi sono conosciuto con lui tramite un amico in comune Joe Diorio che dopo un concerto che facemmo insieme mi disse: “Giuseppe devi assolutamente conoscere Vic, lui è un chitarrista eccellente e sono sicuro che insieme fareste cose fantastiche…”; Per me Diorio oltre ad essere stato come un Padre è anche una persona molto saggia ed allora presi il suo consiglio a volo e comincio questa nuova avventura. Dominique Di Piazza invece lo conoscevo fin dai tempi che suonava con John McLaughlin ed è stato fin d’allora il mio bassista preferito, poi durante un tour che feci con Bireli Lagrene si parlo di lui, in quanto Bireli aveva appena registrato un album con Di Piazza e Dennis Chambers. Così alla fine del tour ci conoscemmo e cominciò oltre alla collaborazione musicale, una grande amicizia. Pietro Iodice è un batterista eccezionale, una persona solare ed umana, anche con lui è stato facile fare musica.


con Vic Juris

3. Seven Steps to Heaven è veramente un disco di “spessore” internazionale. Secondo te questa cosa è stata percepita a livello italiano oppure si fa ancora fatica ad accreditare un’opera italiana solo perchè è italiana (un po’ per il noto provincialismo che affligge in generale il settore musicale, soprattutto nel jazz?)
Il disco ha avuto delle ottime recensioni anche in Italia, grazie a Dio abbiamo avuto critiche altamente positive. Penso che l’Italia stia crescendo molto negli ultimi anni, sarà un po’ internet ma la vedo molto migliorata. Sul discorso di come sia stato percepito in genere, non è facile dare una risposta, purtroppo ci sono riviste in cui scrivono persone che non hanno una qualificazione adeguata ed a volte non riscono a valutare correttamente. Ma per noi diciamo che è andata benissimo.

4. Suonare con un altro chitarrista negli stessi brani è secondo me, per un chitarrista, una delle esperienze più difficili immaginabili. Si suona lo stesso strumento (al di là delle differenze timbriche e di impostazione, gusto, ecc..) all’interno dello stesso contesto ritmico, armonico e melodico. Come si riesce ad amalgamarsi così bene come hai fatto con Vic Juris e nel contempo a tirare fuori la propria personalità musicale?
Difatti è molto difficile in quando bisogna completarsi a vicenda ed evitare di suonarsi addosso. Uno dei segreti è l’essere poliedrici ed il saper creare tensione all’interno di un brano. Lavorare molto sui suoni cercando di dare un suono diverso alle due chitarre anche in termini di frazuenze nel missaggio. Poi è molto importante l’accompagnamento, penso sia la cosa più importante in quanto rende il brano e l’interpretazione unica. La prima cosa che disse Don Mock quando ascoltò il disco fù: “Giuseppe è davvero fantastico il modo in cui vi accompagnate, sembrate due pianisti ed è difficile ascoltare due chitarristi che improvvisano a tali livelli ed accompagnano così…”, questa frase per me fu così importante e mi ripagò di tutto il lavoro fatto in quanto per me era importante soprattutto creare buona musica e non virtuosismo fine a se stesso. Volevo che il cd fosse ascoltato un po’ da tutti e che anche persono che fosserò a digiuno di jazz o di chitarra fossero attratte dalla musica. Difatti mi hanno fatto molto piacere i complimenti fatti da persone che hanno comprato il disco e che pur non essendo chitarristi o ascoltatori di jazz, hanno apprezzato il disco dicendomi che lo ascoltano spesso e che non rimane ,come succede spesso a molti dischi, stipato in un mobile a vita


con Bireli Lagrene

5. In altre interviste con chitarristi italiani ho sempre chiesto se sia importante “muoversi al di là della musica” e soprattutto “al di là della chitarra”..mi spiego..trovo che troppo spesso i chitarristi pensino troppo a “suonare” e trascurino molti aspetti che ritengo importanti per la vita ed il mestiere di musicista: rapporti con altri musicisti ed artisti in generale, anche all’estero, la didattica, la cultura della musica, ecc.. Tu cosa ne pensi?
Penso che hai assolutamente ragione, la musica fa parte di tutto ciò che assimiliamo, i sentimenti, i ricordi, le emozioni confluiscono magicamente tutte in questo grande fiume di nome “musica”. Perciò è importante conoscere musicisti, avere rispetto per tutti, curare la propria vita personale. Infatti se siamo felici e stiamo bene con noi stessi nella musica verrà fuori.

6. Veniamo alla tua formazione musicale, quanta è stata importante la frequentazione dell’ambiente musicale statunitense al Musicians Insitute di Hollywood?
E’ stata molto importante, in quegli anni ancora vendevano la struttura ai giapponesi e gli insegnanti erano di prim’ordine. Ho avuto la fortuna di studiare con musicisti del calibro di Don Mock, Joe Diorio, Ron Escheté, Scott Henderson, Jeff Berlin, Howard Roberts e tantissimi altri ancora. L’unico pericolo sai qual’è? E’ che se terminato gli studi non hai un metodo per semplificare in modo operativo tutte le nozioni apprese è la fine in quanto rimangono molte nozioni ma in stato embrionale. Ricordo che appena finii gli studi mi sono imposto di crearmi un metodo e pian piano ci sono riuscito con molto studio è fatica, infatti ho realizzato un metodo personale che riesce a trasmettere ed organizzare tantissime nozioni in maniera molto semplice.


con Joe Diorio

7. Parlaci della tua scuola di Pescara, l’European Musicians Institute. Ho visto che collabori con musicisti incredibili di fama mondiale. Immagino che questo sia fondamentale per la tua carriera artistica sia nel campo didattico ma ancor più nel campo musicale
Mi è sempre piaciuto insegnare e l’insegnamente per me è parte della mia musica. Il vedere persone realizzate con la loro musica mi rende felice. Penso sia quasi una missione per me, una missione che amo tantissimo anche se richiede molto impegno. Ho avuto la fortuna di suonare con tantissimi musicisti fra i più grandi nel mondo ed ho sempre voluto che molti di essi visitassero la scuola. La particolarità della scuola è che uno studente una volta raggiunta una certa maturità musicale a la possibilità di suonare con questi musicisti e per loro è come un vaccino contro l’emozione ed è una grande soddisfazione per me come insegnante. Hanno visitato la scuola solo per citarne alcuni Tuck Andress, Joe Diorio, Jack Wilkins, Jimmy Bruno, Scott Henderson, Gary Willis, Gene Bertoncini, George Lynch, Steve Trovato… Quello che cerchiamo di dare agli studenti è una preparazione professionale; Roy Patterson (chitarrista ed insegnante alla University of Toronto, Canada) rimase tanto colpito dal livello dei musicisti della scuola che scrisse anche un articolo sulla prestigiosa rivista statunitense Just Jazz Guitar.

8. Quali secondo te le tre cose fondamentali per fare della musica/chitarra una professione?
Per prima cosa ci vuole di base umiltà, educazione e rispetto per le persone, sembrano cose scontate ma non è così a mio avviso. Per secondo ci vuole una conoscenza della musica in continua evoluzione non bisogna mai stancarsi di ricercare. Per terza bisogna studiare molto prima di arrivare ad avere gratificazioni professionali di livello ma tutto lo sforzo fatto viene poi ripagato


con Bob Benedetto

9. Dal disco emerge in modo incredibile il suono della tua “Benedetto”. Ci vuoi parlare di questo gioiello e del tuo rapporto con il grande liutaio Bob Benedetto?
Con Bob ci conosciamo da quasi 10 anni e ci siamo sentiti spesso, allora non era fomoso come oggi; un giorno ascoltò il mio cd “Journey” e mi disse che rimase colpito dalla musicalità e dal mio modo di suonare, la cosa non fece altro che farmi piacere. Dopo qualche tempo ebbi la fortuna di diventare un suo endorser, sinceramente all’inizio non potevo crederci e come per un pilota di formula uno entrare nel team della Ferrari o per un pianista entrare in casa Steinway. Così Bob costrui la mia chitarra una Benedetto Cremona Custom e me la consegnò personalmente. Quello per me fu un giorno indimenticabile. E’ uno strumento meraviglioso che ha tra l’altro un acustica incredibile. Sul disco ho anche usato chitarre Buscarini che sono davvero eccezionali e che oramai uso da tanti anni.

10. Infine la domanda immancabile per il nostro sito, quali i tuoi chitarristi preferiti, maestri, punti di riferimento?
I punti di riferimento sono tantissimi fra tutti Wes Montgomery, Django Reinhardt, Jimmy Raney, Tal Farlow, George Benson, Hank Garland, Joe Diorio, Allan Holdsworh, Ted Greene e la lista sarebbe lunghissima poi ovviamente anche chitarristi di altri genere rock o fusion John McLaughlin, Scott Henderson, Albert Lee, Eddie Van Halen, Jeff Beck anche classici o flamenco Paco De Lucia, Andres Segovia, Vicente Amigo, John Williams.

Bene Giuseppe, un saluto e grazie da Guitarlist.it

Un saluto anche a voi e grazie!
Giuseppe Continenza