Intervista a Salvatore Russo

 

Abbiamo colto l’occasione dell’uscita del suo ultimo Album, “La Touche Manouche” – qui la recensione – ,per rivolgere alcune domande direttamente all’autore, alle quali ha risposto molto volentieri, dimostrandosi come sempre persona molto disponibile ed appassionata, nonché mio personale amico di vecchia data.
 
D. Raccontaci come hai pensato a questo progetto e quali sono state le tappe fondamentali per la sua realizzazione?
R. L’ idea di registrare un cd totalmente di Gypsy Jazz non è stata la mia. E’ stato Stochelo Rosenberg a spronarmi in questo. Già dal 2007 Stochelo mi chiedeva sempre ogni volta che veniva qui in Italia e ogni volta che ci capitava di chiacchierare al telefono, a che punto fosse il mio nuovo cd solista. Non avrei mai avuto il coraggio di farlo senza il Suo aiuto. Io vengo da un chitarrismo estremamente diverso e senza il Suo aiuto non ce l’ avrei mai fatta. Non parlo dei problemi propriamente tecnici legati allo strumento chitarra, ma più in particolare del linguaggio musicale, che nel genere manouche è completamente diverso da quello che può essere in uno stile come il rock o il jazz rock. Per fare un esempio semplice, con la chitarra elettrica puoi tirare una nota con il suono distorto e il feedback e tirarla anche per 10 secondi, come si potrebbe fare con un archetto usato su un violino. Con la chitarra gypsy quando improvvisi devi tener conto che non puoi affidarti a queste sfumature artistiche. Tutto è nelle tue mani e devi pensare le cose in maniera molto diversa, un altro strumento insomma e molto ma molto più difficile della chitarra elettrica che piaccia o no, è un dato di fatto. Quindi, ho dovuto aspettare e lavorare sodo un po di anni prima di dire “ok, adesso scrivo delle mie composizioni e registro un cd di genere manouche!”

D. Dal disco sembra che l’intesa artistica con Stochelo Rosenberg sia davvero ad alti livelli..
R.
Ma, sicuramente, Stochelo non solo è un grandissimo chitarrista, ma anche una persona estremamente umile. Ha una forza incredibile, quando capitava dopo alcuni concerti di trovarci stanchi e assonnati, per Lui questa parola aveva un significato relativo, nel senso che avrebbe potuto ancora suonare almeno altre 4 ore! L’ intesa nasce dopo anni di frequentazione e di stima reciproca al di là della musica parlo umanamente. Quando condividi spesso con un altro musicista il palco il sonno e il cibo è automatico che si rafforzino i legami di amicizia come è giusto che sia.

D. Come avete registrato? E in quanto tempo?
R.
Io sono abbastanza ferrato nella registrazione, sono decenni ormai che lavoro in questo campo e oltre a registrare in diversi studi ho con il tempo creato uno studio di registrazione tutto mio per registrare solo e al meglio le chitarre sia elettriche che acustiche. Abbiamo utilizzato il sistema Pro Tools con degli Avalon 737 e dei microfoni Neumann. Tutte cose standard di buona qualità, il lavoro più grosso è quello di trovare un buon suono sulla chitarra con il tocco, poi registrare è solo un gioco! Mi è stato molto di aiuto il mio chitarrista ritmico, Franco Speciale che insieme al contrabbassita Marco Bardoscia hanno registrato la sezione ritmica del cd. Metà del cd lo abbiamo registrato a Otranto nel mio studio, l’ altra metà in Olanda in uno studio vicino Amsterdam. A causa dei tanti impegni di Stochelo, tra le due sessioni è passato un tempo di quasi 6 mesi.

D. Io sottolineo sempre molto l’idea che la musica gipsy è il prodotto di un più ampio universo sociale e culturale, ce ne vuoi parlare?
R.
Mi capita spesso di pensare a questa cosa. Al di là della tradizione e del folklore per un sinti la musica è una forma di riscatto sociale molto importante. La cultura in genere è la più grande forma di riscatto sociale che possiamo avere, dobbiamo essere orgogliosi di essere dei musicisti, che si abbia o no il successo, bravi o meno bravi non importa, l’ importante è sapere che quando suoniamo, danziamo, pitturiamo recitiamo o scriviamo stiamo diffondendo un messaggio di pace e la felicità nel mondo. Per questo motivo popoli come quello andaluso del flamenco o quello manouche del gypsy sono stati così rivalutati negli ultimi anni insieme ai neri d’ america. Stiamo parlando di musica che è fuori dal maledetto music business, musica autentica appunto.

D. Mi colpisce sempre molto il fatto che ci sia una lunga tradizione orale in cui ci si tramanda la nobile arte chitarristica gipsy
R.
Sicuramente, ad esempio Stochelo Rosenberg ha imparato da suo zio Wasso Grunholz che a sua volta ha imparato da suo padre, nonno di Stochelo Latcheben Grunholz. Entrambi hanno scritto waltzer molto importanti che Stochelo suona ancora oggi e che molti chitarristi gypsy hanno nel repertorio in concerto! La tradizione orale è stata alla base di un popolo che non ha neanche una lingua scritta. Tuttavia il fatto che questo genere di musica si diffondesse anche tra noi bianchi e quindi di trascriverla su spartito ci permette per il futuro di non perderla, sempre meno gypsy boys suonano la chitarra purtroppo.

D. Penso che per averti dato accesso a tutto ciò tu debba davvero avere fatto molto colpo e lasciato intravedere che potevi davvero farcela..
R.
Si e no, diciamo che ho imparato guardando da vicino e suonandoci (con Stochelo dico). I gypsyes sono sempre molto restii a svelare i loro segreti, la loro tecnica chitarristica in genere. Me ne parlava proprio Nonnie Rosenberg, il bassista del Rosenberg Trio. Lui ha nonni di origine piemontese, diciamo che è il meno gypsy di sangue blue di tutti e tre. E mi diceva che questo modo di fare, di essere chiusi degli zingari in genere, deriva dal fatto che hanno subito secoli di retaggio indiscriminato. In effetti è comprensibile!

D. Mi dicevi che stai diventando sempre più bravo a suonare la chitarra elettrica. Dopo avere ascoltato “La Touche Manouche” ho capito forse anche perchè…immagino che siano curiosi anche i lettori di GuitarList
R.
Adoro la chitarra elettrica, in questi ultimi anni non mi sono fatto mancare nulla in campo di innovazione tecnologica a riguardo. Ultimamente ho provato il nuovo Eleven rack della Digidesign. Non dovrei dirlo ma l’ ho trovato veramente fantastico per registrare, una pressione sonora e una qualità dei suoni senza precedenti. Rimane il fatto che dal vivo adoro gli amplificatori a valvole semplicemente perchè puoi usare il volume e gustarti tutte le variazioni timbriche dei tubi, è li che la chitarra elettrica da il massimo, la senti che è viva! Tecnicamente è molto più facile della chitarra gypsy tipo Selmer che uso io, così quando imbraccio la mia Strato Relic del ’60 penso solo a divertirmi e a godere della musica, dei suoni e del volume.

D. Della musica Gipsy mi piace l’idea che “solo” con due chitarre puoi fare della grande musica, dal vivo, ovunque, da un pub ad uno stadio, che ne pensi?
R.
Questo è il punto di forza di questo genere musicale. Quando suoni il rock, se non hai un batterista anche avendo un bassista sei nei guai e sopra tutto nella chitarra rock strumentale non è possibile suonare brani di altri (a meno che non siano morti come è successo per Hendrix e Vaughan) altrimenti non sei cool, e purtroppo questo è un guaio perchè non si può avere un repertorio comune (tipo real book nel jazz per intenderci). Nel gypsy jazz puoi suonare e reinterpretare i brani di chi ti pare, quello che conta è godere della musica e non dell’ autore. E’ una caratteristica gypsy, la morte non è così considerata come da noi cristiani. non saprei neanche spiegartelo, so che non se ne parla e basta. E’ come se Django Reinhardt fosse sempre vivo punto.  

D. A questo punto, oltre a Salvatore Russo, quali arti artisti della tradizione Gipsy ci consigli?
R.
Be primo fra tutti Django ovviamente, Django Reinhardt, Bireli Lagrene (il più grande chitarrista vivevente secondo molti), Stochelo Rosenberg come solista e con il suo trio, il Rosenberg Trio. Dorado e Tchavolo Schmitt. Angelo Debarre e Fapy Lafertin. Questi sono sicuramente i chitarristi di gypsy jazz viventi della vecchia generazione che meglio di tutti portano avanti la tradizione. Ce ne sono anche di giovani bravissimi, basta cercare su youtube.

  • Anonimo

    Condivido tutto quello che dice, il gipsy jazz è veramente musica meravigliosa…evidentemente per suonarlo devi avere le palle sotto…e russo nn ha di certo questo problema…grande chitarrista, se poi ha a che fare con i rosenberg…si è detto tutto! e per tutti quelli che nn conoscono il genere, so che è dura, ma nn buttate la chitarra dalla finestra quando ascolterete lagrene (mostro indiscusso), e poi django…che negli anni ’40 con solo indice me*** e pollice della sinistra faceva robe ASSURDE. ciao!