Roberta Raschellà: intervista

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Roberta Raschellà!! in tre parole: donna, brava chitarrista, italiana!! Non capita tutti i giorni di incontrare un’artista che possieda tutti e tre i requisiti…ma con Roberta Raschellà siamo andati sul sicuro.

 

28 anni, diplomata in chitarra moderna pop-rock al CPM di Milano nel 2008 e all’Accademia Lizard di Torino nel 2011 con lode e menzione speciale…oggi è una chitarrista che si sta ritagliando un ruolo da assoluta protagonista sulla scena musicale e chitarristica nazionnale.

Noi di GuitarList ce ne siamo accorti e abbiamo chiesto alla bella e brava Roberta (grazie di cuore!) di raccontarci qualcosa di sè e della propria vita artistica in 10 risposte…

 

D. Ci parli della tua formazione e dei progetti attualmente in corso?

R. Il progetto più recente a cui ho preso parte è il tour estivo del cantautore Simone Tomassini, con lui giro l’Italia e mi diverto tantissimo, Simone è davvero una persona rara. Faccio poi parte della band di Loretta Grace, cantante-attrice strepitosa, che mi da l’opportunità di calcare sempre palchi importanti come, ad esempio, quello del Blue Note di Milano. Tra i miei progetti storici le Shooting Stars, cover band super rock tutta al femminile e i King of Pop – The Michael Jackson tribute band, con i quali abbiamo avuto l’onore e la fortuna di condividere il palco con la grande Jennifer Batten!!!

D. Che effetto ti ha fatto suonare vicino a Jennifer Batten?

R. E’ stata un’emozione grandissima, ricordo ancora quel momento come il più emozionante vissuto in musica fino ad oggi. Se penso che ho passato mesi a tirare giù le chitarre dei live di Michael Jackson provando a suonarle il più simile possibile all’originale e poi mi sono ritrovata in camerino a dividere quelle stesse parti proprio con l’originale, ho ancora la pelle d’oca. Il momento del primo live insieme è stato da lacrime agli occhi, lei è di un’umiltà incredibile e non ti fa sentire inferiore o a disagio mai anzi, ha insistito più volte per dividere assoli o parti principali con me, non so chi altro l’avrebbe fatto. Abbiamo fatto un tour teatrale insieme a lei ed è stata una bella esperienza che sono contenta non si sia fermata: ripartiremo infatti a settembre con una data a Brescia ed una a Torino.

D. Sembra che la chitarra elettrica negli ultimi anni si sia tinta di rosa. E’ solo una mia impressione oppure effettivamente c’e’ stato un aumento delle chitarriste donne?

R. Penso anch’io che qualcosa sia cambiato e meno male, oserei dire, anche se c’è ancora troppa diffidenza verso noi femminucce. Quello a cui si pensa poco è che anche tra i chitarristi uomini ce n’è tanti di meno capaci, ma il numero totale è talmente alto che si perdono tra quelli in gamba. Noi donne siamo nettamente in minoranza ed è quindi più facile trovare il neo e generalizzare all’istante. Ma ci stiamo lavorando dai, ancora qualche anno.

D. Sei donna e sei “rock”, come ti trovi in ambienti tradizionalmente maschili?

R.Beh se ti dicessi che è sempre tutto rose e fiori sarei bugiarda, ma bisogna ammettere che la colpa non è solo degli uomini. Ci sono momenti in cui diffidenza, comportamento, sguardi e atteggiamento prevenuto da parte di tanti uomini rendono le cose un po’ più difficili, ma ce n’è altri in cui è proprio alle donne che infastidisce un’altra presenza femminile sul palco. Fortunatamente è pieno di persone intelligenti in grado di capire che la musica non ha sesso ed il cuore nemmeno, ed io ne ho incontrate tante sulla mia strada e vado avanti a fare ciò che amo. In fondo credo poi che in ogni ambiente professionale ci sia un pizzico di maschilismo dal momento in cui una donna tenti di scalare la vetta.

D. Il tuo attuale setup, Quale pedale non mancherà mai nella tua pedaliera?

R. Se dovessi scegliere tra tutti sicuramente il delay: è il mio colore preferito, l’unico insostituibile e quasi sempre attivo nel mio sound. Non amo invece utilizzare molti effetti “finzione”, io li chiamo così, tipo phaser o flanger. Generalmente utilizzo il canale crunch del mio Laa-Custom e due overdrive differenti, anch’essi Laa-Custom, in aggiunta al canale distorto o a quello clean in base al suono che ho bisogno di ottenere. Ho poi un wha-wha, un chorus, un riverbero, un compressore ed un boost, nulla di più. Credo sia importante trovare il proprio suono e definirlo il più possibile in modo da essere riconoscibili, poi all’occorrenza colorarlo ma senza esagerare, altrimenti si snatura. Gestisco il tutto con una vinteck tb5 perché non amo fare il tip tap sui pedali, è così comoda . Per quanto riguarda le chitarre invece ho sempre seguito la scia delle fender Stratocaster, adoro il loro suono. Per questo Marco Viola, titolare del laboratorio Mov Guitars, per rendermi altrettanto felice ha costruito per me una “Viola” che ricorda un po’ il mondo strato, con un suono tra il vintage e l’attuale e decisamente più definito, ne sono felicissima.

 

 

D. Le tue principali influenze chitarristiche e musicali

R. Non posso non ammettere la mia indole rock, mi sono avvicinata alla musica grazie ad una musicassetta dei Van Halen, Eddie per me è davvero il numero uno e quando suono quel genere sono completamente me stessa. Ma amo molto anche il blues, il pop, il funk, il soul, insomma tutto ciò che possiede melodia o groove. Non ascolto invece generi estremi o chitarre shred che suonano cascate di note a velocità improponibili, per me la musica è poesia non matematica.

D. 3 Chitarristi del presente che consigli di ascoltare

R. John Mayer, Stef Burns ed Andy Timmons.

D. Domanda inevitabile: quali colleghe donne ti hanno particolarmente colpito o a cui ti sei ispirata

R. Sicuramente Jennifer Batten. La stimo tantissimo anche perché è arrivata ad essere ciò che è 30 anni fa, e credo fosse 30 volte più difficile di oggi. Ogni volta in cui vivo momenti di sconforto penso a lei e al suo successo e mi faccio forza, è un grande esempio per tutte. Stimo molto anche Orianthi, Nita Strauss e Ana Popovic, sono delle grandissime anche loro anche se ognuna in modo diverso.

 

 

D. Progetti futuri? Hai già pensato ad un tuo solo album?

R. Il mio album da solista è sicuramente tra i miei obiettivi più importanti. Avevo iniziato a lavorarci qualche anno fa ma mi sono poi fermata perché sentivo l’esigenza di crescere e sperimentare ancora un po’ prima di raccontare di me. Ora credo di avere le idee abbastanza chiare su cosa voglio dire quindi chissà, magari nel 2015 arriverà. A brevissimo invece registrerò le chitarre del disco di Simone e ne sono molto felice. E ovviamente la didattica, tra i miei obiettivi più importanti c’è lo sviluppo della scuola dei miei sogni.

D. Cosa consiglieresti a chi vuole diventare un/una chitarrista e vivere del suo mestiere?

R. Di studiare sempre e di non smettere mai, perché ci vuole un attimo a rimanere indietro. E di avere il coraggio di cercare la propria strada fregandosene di stereotipi, clichet e ideali. Ognuno di noi è unico e deve essere se stesso sempre. La sincerità ripaga, “l’imitazione” un po’ meno.

 

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