Steve Erquiaga

Un chitarrista che pochi conoscono, uno dei tanti talenti che hanno ruotato intorno alla gloriosa etichetta Windam Hill di Willian Ackerman, altro chitarrista di tutto rispetto. L’etichetta che fece conoscere al grande pubblico lo straordinario genio Michael Hedges!!
Originario di San Francisco, ha suonato con Bobby McFerrin, Joe Henderson, Les McCann, John Scofield, David Byrne, The Turtle Island String Quartet, Paulo Bellinati, Jim Nichols, Andy Narell (su ben 7 Album) e Paul McCandless.

Due Album a proprio nome: “Cafe Paradiso” (Imaginary Roads Records) #10 nella classifica Billboard Classical/Crossover chart e “Erkiology”,  1992, con  Peter Erskine, Jimmy Johnson, Bob Sheppard e molti altri. Appare in molte compilation Windam Hill come ad.es. “Winter Solstice III, IV and V”, “The Impressionists”, “The Romantics” e  “The Bach Variations”

Mi è venuto in mente pensando proprio a un album di Andy Narell, ovvero colui che ha portato la steel drum fuori dagli stretti confini della musica tradizionale caraibica. L’Album si intitola Slow Motion, è del 1985, e vede all’opera una lineup di tutto rispetto: Steve Erquiaga alla chitarra, Keith Jones al basso, Will Kennedy batteria, Kenneth Nash alle percussioni. Narell suona piano e tastiere, oltre alla Steel Drum. Brani di Narell, che è anche produttore.

Il disco suona davvero bene, la steel drum non sembra nemmeno da lontano quella che siamo abituati a sentire nei traditional caraibici. In più Narell si rivela abilissimo pianista e tastierista. Suoni tipicamente anni 80 per la parte synth (Dx7 ecc..), ottimo l’uso del Rhodes.

Steve Erquiaga svolge un lavoro egregio sulle ritmiche, regala un solo notevole sul brano “Another Drum for Oskar”, stupisce e delizia le orecchie insieme a Narell in “A Sea Change”, autentica perla compositiva ed esecutiva che conclude l’Album

Suoni tipicamente puliti, probabilmente Les Paul (in qualche video su Youtube lo si vede con LP nera, proprio nel 1986), fraseggio ricco ed elegante, tecnica di ottimo livello. Penso che all’epoca cercasse di suonare il più possibile originale in un contesto chitarristico particolarmente ricco e fecondo nel jazz e nella fusion (Metheny, Goodrick, Abercrombie, Stern, Scofield, Coryell, Benson, Remler solo per citarne alcuni). E in qualche modo ci è anche riuscito, se non altro per l’estrema originalità delle composizioni sulle quali ha lavorato.

Underrated, come direbbero gli inglesi. Speriamo con questa breve biografia che qualcuno lo riscopra, ne vale la pena!