Racer Cafè! Recensione e Intervista

Racer Cafè è il progetto musicale e chitarristico di due grandi axemen che non hanno certo bisogno di presentazioni: Giacomo Castellano e Gianni “Jana” Rojatti. Con ambedue ci conosciamo da molti anni, vedere (e sopratutto ascoltare) il loro nuovo EP è stato un grandissmo piacere.

Bando ai convenevoli, le cifre di Racer Cafè sono:

– shred nella sua più alta espressione
– rock ad alta energia
– super composizioni
– magnifico interplay tra Giacomo e Jana
– sezione ritmica di altissimo livello
– suono granitico

Detto questo non vi è ancora venuta voglia di ascoltare i Racer Cafè? Sentirete due chitarristi molto “moderni”, “avanti”, alla continua ricerca dell’originalità e della musicalità, funanbolici ma mai fini a se stessi, attenti a distinguersi l’uno dall’altro, attentissimi a non fare gare di scale e arpeggi, quasi ossessionati dal “suono”, sempre potente e rock come ci si attende da un disco del genere. Meglio degli americani!!!

Meglio degli americani? Lo chiediamo direttamente ai due protagonisti di Racer Cafè!!

D. Giacomo e Gianni, si può dire “meglio degli americani” o vi sto sminuendo :-)?
GIANNI: E’ un bel complimento invece. La generazione chitarristica con la quale mi sono formato é decisamente americana, così come americano è un certo modo di pensare la chitarra: Steve Vai, Paul Gilbert, Jason Becker…Come si può fare meglio di questi eroi? Se cerchi di fare la gara con loro, perdi in partenza. La nostra forza è stata partire da questi riferimenti e studiarli, ma poi fare qualcosa di nostro, di diverso. Mescolando a quel tipo di chitarrismo tante altre cose, molto diverse e che ci piacevano. Grunge, pop, nu metal… e in questa intraprendenza e originalità siamo stati totalmente italiani.

GIACOMO: Ho sempre sviluppato le mie idee musicali cercando di sopperire alla mia incapacità di riprodurre un brano, un solo o un riff dei miei idoli, cercando quindi soluzioni alternative che per me fossero valide! La mia formazione chitarristica attinge sia dagli USA che dall’Inghilterra, patria di correnti musicali rivoluzionarie, anche sulla chitarra, E’ comunque abbastanza palese che il mio suono tende sicuramente ad essere più associabile al chitarrismo di matrice americana, almeno in questo progetto.

D. Possiamo dire che il vostro progetto si basa sul motto “l’unione fa la forza”?
GIANNI: Assolutamente!

GIACOMO: E’ un progetto che ha avuto come effetto collaterale la creazione di una Band! Cosa puoi volere di più? 🙂

D. Qual’è il rapporto artistico che vi lega? Come vi vedete reciprocamente come chitarristi?
GIANNI: Ok, i dico che cosa mi eccita ed affascina di Giacomo come chitarrista da chitarrista. Il suo playing è indiavolato: i suoi sedicesimi sono schioppettanti e feroci. Ha una scansione ritmica elettrizzante. Ha un Boss Ds1 sempre acceso sulla punta dei polpastrelli. E’ impressionante: il Ds1 aggiunge una sfumatura di suono particolarissima, molto Vaiana e, santoi ddio, con ogni strumentazione con cui l’ho sentito suonare aveva sempre quel colore di suono…anche con l’acustica! Non è mai smelenso. Anche nelle parti più melodiche è sempre leggermente aggressivo. Ha un fraseggio colto, raffinatissimo, ma non contaminato da quelle venature fusion che – a gusto mio – hanno appiattito tanti chitarristi moderni.

GIACOMO: Gianni è un chitarrista diversissimo da me e quando suona mi incanto a sentirlo! Riesce a fare con una facilità tremenda e con una fluidità impressionante cose che a me non sono mai riuscite e ha una musicalità che trovo molto originale ed efficace. Mi piace il suo mix di influenze e come le mescola sia nella composizione che nel suo stile chitarristico. Collaborare con lui è stato facile dal punto di vista umano ed estremamente stimolante da quello musicale! Conoscendoci abbiamo scoperto che abbiamo una discografia molto simile ed è incredibile come da influenze simili possano nascere due stili così diversi.

D. Quanto avete impiegato a concepire, comporre, arrangiare e produrre l’EP?
GIANNI: un annetto. Però essendo un’autoproduzione comunque abbiamo fatto i conti con tutti i nostri altri impegni e progetti e questo ha rallentato i tempi. Se avessimo potuto fare una full immersion credo che in tre mesi ce l’avremmo fatta. Tieni conto però che era materiale difficilissimo: per certi assolo ci ho messo anche una settimana… Come quello di “The Core”

GIACOMO: Ci abbiamo messo molto perché abbiamo dovuto mediare con i vari impegni lavorativi, inoltre non si tratta esattamente di un progetto proprio semplice 🙂

D. Andrete in tour insieme a Erik Tulissio e Dado Neri?
GIANNI: Ovvio. I Racer cafè sono una band e loro sono imprescindibili. Io poi suono con Erik da sempre. Erik e Dado sono un elemento portante di questo progetto. Gran parte del merito dell’originalità e freschezza nel nostro sound è merito loro.

GIACOMO: RACER CAFE è una band, Dado ed Erik sono due quarti del gruppo e senza di loro il sound non sarebbe lo stesso! Vogliamo assolutamente portare dal vivo questo progetto e ci stiamo organizzando in modo da poterlo fare al meglio delle nostre possibilità.

…e pensare che vi ho avuto ospiti ambedue al mio stand a Rimini quasi 10 anni fa!!!
GIANNI: e tu pensa che era la prima volta che incontravo Giacomo di persona. Lo vidi arrivare mentre stavo facendo una demo e, ovviamente, cercai di farmi notare suonando un milione di note al secondo. Ma non mi si filò di striscio! E’ un piacere fare questa intervista con te Franco! Mi hai sempre aiutato moltissimo e hai contribuito a tenere vivo l’interesse per la chitarra in Italia!

GIACOMO: Davvero! Ricordo con piacere il tuo sostegno per il mio primo CD solista! Ricordo anche di aver conosciuto Gianni e rimasi subito colpito dalla sua simpatia e bravura! Non ricordo l’episodio della sua demo ma probabilmente sarò scappato a gambe levate, terrorizzato dai licks di Gianni! 🙂

 

I SALUTI IN VIDEO DI GIANNI E GIACOMO

 

RACER CAFE TRACK BY TRACK