Recensione di Relentless, ultimo Album di Yngwie Malmsteen

Pubblichiamo in forma di Recensione alcuni commenti del nostro lettore leonhard, che ringraziamo per la Recensione davvero molto completa dell’ultimo Album di Yngwie Malmsteen, “Relentless”

PREMESSA
Malmsteen è un fuoriclasse della chitarra elettrica, per cui ogni sua fatica va giudicata come l’opera di un musicista che è entrato in qualche modo nella storia della musica, con uno stile riconoscibile e che è stato fonte di ispirazione per tanti altri chitarristi. È un po’ come se dovessimo dare un parere su un nuovo dipinto di Caravaggio, potrebbe anche non piacerci, però staremmo parlando sempre di un’ opera del Merisi.

BRANO PER BRANO
Relentless comincia con un’ overture, una specie di “esercizio” che ci fa capire quali tecniche sta affinando ultimamente lo svedese, sweep su tutte e sei le corde intervallati da tapping. Buon pezzo per introdurre l’album, farci apprezzare una produzione decisamente migliorata rispetto al passato e soprattutto un ottimo suono della chitarra fornita di nuovi pickup. 

Critical mass
 pur introdotta da un ritmo vagamente alla Santana, è , invece, tipicamente alla malmsteen, con tanto di acuto iniziale di ripper owens, che appare più a suo agio in questa sua seconda esperienza con yngwie dopo perpetual flame. In verità, nonostante owens sia un buon cantante , a mio parere fa rimpiangere Jeff Scott Soto o addirittura Joe Lynn Turner, che forse non è proprio il cantante ideale per le canzoni di malmsteen, ma ha la personalità per non essere troppo all’ombra dello svedese. Purtroppo, il rimpianto si potrebbe estendere a un po’ tutta la produzione malmsteeniana , se solo si fosse avvalso di musicisti non troppo comprimari nel realizzare i suoi brani, forse la sua musica ne avrebbe giovato. Tuttavia, la capacità di songwriting di yngwie sono indiscutibili e “critical mass” è un brano potente e coinvolgente, ottimo l’assolo. 

Shot across the bow, comincia con un “ammiccamento” della chitarra, come se yngwie ci facesse un occhiolino prima di una lunga cavalcata epica, e strumentale. Se una novità dell’album è l’alternanza tra brani cantati e strumentali, anche “shot across the bow” risulta fresco e nuovo rispetto ai tipici brani strumentali di malmsteen, si può persino canticchiarlo tutto. Se non risultasse troppo ripetitivo nel finale, sarebbe stato un capolavoro.

Look at you now parte con la melodia di “live to fight” del precedente album, anticipando, forse, un’ipotetica scaletta live. Il brano è abbastanza “leggero” e lo canta lo stesso yngwie, che nonostante la passione e l’impegno, fa ripensare a quanto scritto poco sopra a proposito di turner (e questa volta il pezzo sarebbe stato adatto alle sue corde vocali). Melodia convincente, mentre nell’assolo si inserisce un intermezzo classicheggiant e che mi è sembrato fuori luogo.

Caged animal è un mid-tempo caratterizzato da una bella ritmica e buone linee melodiche. L’assolo ha il tipico intermezzo classicheggiant e che riprende un po’ l’assolo di “liar”, ma lo sviluppa e alla fine il risultato non è troppo malvagio. Come in un’ipotetica colonna sonora si inserisce “Into Valhalla”, che riprende il discorso in chiave epica che ha caratterizzato gli strumentali di questo album. Non siamo all’altezza dei brani strumentali più famosi di yngwie, però risulta funzionale all’orchestrazione di tutto l’album.

Tide of desire è un altro bel pezzo, peccato per l’inutile citazione di “vengeance” nell’assolo. La variazione dell’ Adagio in B flat minor di Albinoni, è l’operazione che meno mi è piaciuta dell’album, risultando meno efficace delle improvvisazioni live dello stesso quando precede l’esecuzione di “far beyond the sun”. Non sarebbe stato meglio omaggiare un altro pezzo di musica classica?

Axe to grind con la sua ritmica vagamente alla Zakk Wild, riporta energia e velocità nel finale dell’album. Grande assolo, bravo owens.

In “Blinded” la linea vocale riprende quella di “iron clad” da “attack”, però questa volta c’è un netto miglioramento rispetto al passato e il risultato è molto buono. Cross to bear è lo strumentale che chiude degnamente l’album ( a parte la bonus track con la versione “youtube” di arpeggios from hell). Yngwie dimostra ancora una volta di essere un chitarrista dotato di feeling a dispetto di quanto dicano i suoi detrattori.

In conclusione direi che “relentless” segna un passo avanti rispetto al pur buon “perpetual flame” e conferma le buone capacità compositive di malmsteen, secondo me il suo vero valore aggiunto rispetto ad altri virtuosi della chitarra. Caro yngwie, ti aspetto per il relentless-tour!