Steve Lukather “Transition”: Recensione

In un video molto recente (http://youtu.be/Yhsm0jfhk1Q), Steve Lukather fa intravedere qualche dettaglio della sua arte chitarristica. Parlando in modo molto tranquillo di terze, quarte, quinte (denotando un bagaglio teorico impressionante) mostra infiniti esempi, lick e abbellimenti facendo riferimento al linguaggio, al “vocabolario“..

Una chiave di lettura di Steve Lukather nel 2013, di fronte ad un ottimo lavoro come “Transition”, è proprio questa: il vocabolario!

E’ come se Luke conoscesse a memoria il “Devoto-Oli” e sapesse dosare ogni termine, ogni sinonimo e ogni contrario in costruzioni lessicali perfette, sempre originali, innovative e ricche. Un singolo semitono esce incredibilmente “ricercato” dalle mani di Steve, rimanendo contemporaneamente spontaneo e sentito col cuore.

 

Da qualche anno il buon Luke è davvero in una seconda giovinezza musicale e chitarristica. Dopo “All’s Well that Ends Well” che prolungava e rendeva più teso e riflessivo il discorso aperto con “Every Changing Times”, il nuovo Album “Transition” suona davvero luminoso e frizzante, forse come non mai nella ricca produzione di Lukather, segno di una ritrovata serenità nella vita e nel lavoro: solo il 2012 ha visto la reunion dei TOTO, la partecipazione al G3 con Steve Vai e Joe Satriani e, per un fan sfegatato dei Beatles, che suonò anche con George Harrison, il sogno di suonare nella Ringo Starr Band.

La qualità delle composizioni e degli arrangiamenti, la voce sempre superba e quel pezzo di anima che è la sua chitarra rendono il disco molto ascoltabile e musicale. Il disco è scritto, prodotto, arrangiato, cantato e suonato dallo stesso Luke. Tanti i generi toccati e fatti vivere in un Mix sempre originale in cui esce il Luke solista, che non si propone nè come Toto nè come session man di lusso per i propri dischi.

La maturità artistica è un obiettivo che non sempre un artista riesce a raggiungere. Spesso la maturità coincide con la riproposizione nel tempo di un clichè collaudato e di maniera. Per Luke non è così! Ha evidentemente ancora molto da dire, nonostante i quasi 40 anni di super carriera.

La cosa che mi ha (di nuovo) sorpreso di più è come Luke suona la chitarra. C’è in questo disco qualcosa di nuovo e di fresco sia nel suono, imparagonabile solo a quello di 10 anni fa, figuriamoci a quello degli anni 80, sia nel playing, mai ossessivo, mai invadente eppure sempre al “centro” del brano e del Mix. Steve riesce ad essere “chitarrista protagonista” anche oggi, con il ruolo della chitarra assai ridimensionato, in generale nella musica, da qualche anno a questa parte.

Così facendo, la musica di Transition è godibilissima, il disco tiene dall’inizio alla fine con momenti sempre interessanti e accattivanti, mentre ancora si può sentire una chitarra suonare come sempre dovrebbe essere suonata da un chitarrista!!

Ecco, Luke, IL “chitarrista”..

Tracklist:
1. Judgement Day
2. Creep Motel
3. Once Again
4. Right The Wrong
5. Transition
6. Last Man Standing
7. Do I Stand Alone
8. Rest Of The World
9. Smile

Musicisti:
Steve Lukather – vocals, guitars, production
C.J. Vanston – keyboards, production
Steve Weingart – keyboards
Renee Jones – bass
Eric Valentine – drums
Lee Sklar – bass
Nathan East – bass
John Pierce – bass
Tal Wilkenfeld – bass
Gregg Bissonette – drums
Chad Smith – drums
Tos Panos – drums
Phil Collen – bg vocals

L’album è uscito a gennaio 2013 per l’etichetta discografica Mascot Records.
http://www.stevelukather.net
http://www.mascotlabelgroup.com